Giorno della Memoria 2021 - la deportazione delle donne
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Il 27 gennaio 1945 fu l’Armata Rossa a spalancare i cancelli del campo di Auschwitz, liberando gli ultimi sopravvissuti, circa 7mila prigionieri.
RIMBORSI-BEFFA POST ALLUVIONE IDICE. Siamo andati fino in fondo e abbiamo fatto bene
RIMBORSI-BEFFA POST ALLUVIONE IDICE. Siamo andati fino in fondo e abbiamo fatto bene
A fine novembre 2020 abbiamo affrontato pubblicamente (giornali, social e consiglio comunale) il tema dei rimborsi beffa ricevuti dalle famiglie come contributo per l’autonoma sistemazione, nell’ambito dell’alluvione e della rottura dell’argine del novembre 2019.
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New Year's Jazz - il concerto online di Piero Odorici Trio
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Nei giorni scorsi avevamo annunciato che stavamo organizzando una sorpresa.
Perché Mazzanti sul teatro di Budrio non dice (tutta) la verità.
Perché Mazzanti sul teatro di Budrio non dice (tutta) la verità.
Abbiamo letto recentemente alcune dichiarazioni del Sindaco Mazzanti sullo stato di avanzamento lavori riguardanti la riapertura del teatro di Budrio, sui costi di gestione dello stesso (equivalenti, secondo il Sindaco, sia con la struttura aperta che chiusa), sia sull’iter e sui tempi che dovrebbero portare alla riapertura della struttura.

Ebbene, noi crediamo che alcune di queste dichiarazioni debbano essere sottoposte a un rigoroso fact checking: non tutti hanno gli strumenti per comprendere nel dettaglio i meccanismi della pubblica amministrazione e non si può far leva su questo per continuare (dopo 365 giorni) a lanciare dichiarazioni omissive, parziali e incomplete.
Andiamo con ordine: i costi.
Affermare che tenere una struttura chiusa non comporti “praticamente”dei risparmi per l’ente è inesatto: costi come il riscaldamento, la luce, l’acqua, le pulizie, le piccole manutenzioni non siano rilevanti in una struttura complessa come il Teatro di Budrio é una bugia. Sono somme che se sommate raggiungono svariate migliaia di euro (forse decine di migliaia): quantitativi che acquistano ancora più importanza se consideriamo che da mesi va avanti una querelle su come finanziare il progetto definitivo/esecutivo della ristrutturazione. E questi sono costi che ci sono se la struttura é aperta, non ci sono in caso contrario.
Certamente é vero che un dipendente pubblico a tempo indeterminato rappresenta un costo per l’ente sia che venga utilizzato dentro al teatro sia che debba passare ad altro incarico perché la struttura è chiusa. C’è anche da dire che nelle competenze di un’amministratore ci deve essere anche la capacità di saper riutilizzare il personale in altri settori, riducendo esternalizzazioni ed esternalità negative, rendendo un plus valore il poter contare sul personale in più: in poche parole, se tolgo il personale dai centri di costo del teatro e lo metto in altri centri di costo dell’ente, questi ne traggono beneficio.
L’esame di progetto: 6 mesi?
Il Sindaco afferma che un incarico per l’esame progetto è stato dato pochi giorni dopo la chiusura della struttura e che, consegnato ai Vigili del fuoco ad aprile, sono passati sei mesi per una risposta: sono i tempi massimi di legge. Sicuramente in altri enti (anche alcuni limitrofi al nostro territorio) questa procedura è avvenuta in tempi più stretti. Dipende anche dalla necessità di integrare o meno il materiale consegnato, ad esempio, giusto per fare un’ipotesi. In poche parole: ci possono volere sei mesi, ma possono esserci tempi più contenuti.
Cogliamo poi l’occasione per ribadire per la milionesima volta che l’unico atto formale compiuto fino a qui (esame progetto) dall’amministrazione Mazzanti – dopo aver chiuso improvvisamente il Teatro – é frutto di un incarico per il quale Mazzanti non ha messo un euro, essendo somme stanziate da Pierini nel 2012 ma non utilizzate immediatamente. Fino a qui i “civici” tutto quello che ci hanno messo sono 1.800 euro dati ai Vigili del Fuoco per valutare l’esame progetto. Oltre per l’aspetto economico, lo diciamo per sottolineare come venga meno, ancora una volta, la bruttissima storia del “abbiamo scoperto oggi la situazione del Teatro”.
Il vero nodo: la riapertura promessa per il novembre 2020
Lasciamo perdere, almeno per oggi, il tortuoso iter che ha portato al reperimento dei fondi per finanziare la progettazione esecutiva/definitiva (anche se sarebbe interessante sapere in che misura, sulle cifre ipotizzate dal Sindaco stesso, queste provengano dal privato) e su come in un bilancio comunale di decine di milioni di euro non si siano mai trovati 30/40.000 euro per finanziare la progettazione direttamente come ente (tanto che le variazioni di bilancio ci sono state, e hanno riguardato altro. Verrebbe da dire: è stato SCELTO di fare altro, allungando i tempi).
Concentriamoci invece sulla dead line del novembre 2020. Partiamo da quello che dovrebbe essere l’iter per arrivare alla riapertura: innanzitutto bisogna avere il progetto esecutivo pronto. Poi bisogna preparare la gara d’appalto e farla definitivamente partire. Da quel momento partono 30/45 giorni di gara. Svolta la gara si aprono le buste per valutare offerta economica/migliorie (etc, etc). Una commissione composta da personale interno ed esterno normalmente arriva ad una aggiudicazione provvisoria nel giro di un mesetto stringendo sui tempi. Da lì parte il periodo di standstill (più di un mese) in cui ci possono essere eventuali ricorsi da parte delle ditte che non si sono aggiudicate la gara. Solo al termine di questo periodo può essere fatta l’aggiudicazione definitiva.
Piccola nota: non abbiamo contato in questo periodo quelli che potrebbero essere i tempi per un eventuale soccorso istruttorio in caso di gara, così come non abbiamo contato un eventuale ricorso a un parere della Soprintendenza durante la fase progettuale.
La Soprintendenza normalmente risponde in alcuni mesi.
Già così però ci pare evidente che stringendo i tempi all’osso, una gara in partenza nella primavera del 2020 arriverebbe al termine nell’estate inoltrata del 2020. Senza contare che quando avviene un’aggiudicazione definitiva il cantiere non comincia il giorno dopo: il cantiere inizia ragionevolmente una volta consegnato alla ditta, tenendo contro che questa dovrà inserirlo in un calendario di lavori che ha già in essere (d’altronde è difficile calendarizzare un lavoro prima di essersi aggiudicarti una gara). E anche qui corrono le settimane.
Iniziato il cantiere, bisogna sperare che non ci siano intoppi: cose che però entro certi limiti possono sempre succedere come varianti di lavorazione, ritardi nelle forniture e inconvenienti di vario genere e tipo possono aggiungere un ritardo fisiologico ai tempi di un cantiere che non sappiamo ancora quanto dovrebbe durare (4, 5, 6 mesi?) nei suoi tempi base.
Una volta raggiunto il fine lavori poi bisogna necessariamente inviare una SCIA ai Vigili del Fuoco per poter organizzare la visita ispettiva che certifica i lavori svolti come come compatibili con quelli presentati nell’esame progetto.
Ecco: allo stato dei fatti nessuno può sapere con certezza quanti mesi ci vorranno.
E questo lo sa anche il Sindaco Mazzanti: che ha buttato lì una data che molto probabilmente si dovrà rimangiare dando la colpa alla burocrazia e alle lungaggini dei lavori. Una burocrazia legata al procedimento che oggi Mazzanti dovrebbe conoscere perfettamente e che forse finge di ignorare avendo già ben in mente quale sarà il prossimo capro espiatorio, quando a novembre il teatro difficilmente riaprirà.
Poi magari il sindaco ci sorprenderà, lo speriamo, e mentre tutti gli altri cantieri, una volta partiti subiscono ritardi, questo addirittura sarà più rapido. Magari.
A novembre quindi riaprirà il Teatro Consorziale di Budrio. Ci verrebbe da chiedere con quale programmazione, con quali competenze e professionalità comunali in campo, con che tipo di gestione e secondo quale progetto culturale. Abbiamo davanti a noi l’esempio delle Torri dell’Acqua: terminata la convenzione, chiuse per lavori e fondamentalmente mai più riaperte se non per eventi spot dell’amministrazione.
Sui "rimborsi-truffa" post alluvione non ci fermiamo
Sui "rimborsi-truffa" post alluvione non ci fermiamo
Lo abbiamo fatto sapere in modo chiaro a Mazzanti e Capitani: Budrio Più e il Partito Democratico non si fermeranno finché la questione del Cas non sarà risolta.
Nelle scorse settimane abbiamo parlato più volte dei risarcimenti Cas post rottura argine del fiume Idice, del novembre 2019.
Una comunità che continua a essere esigente (per fortuna)
Una comunità che continua a essere esigente (per fortuna)
Come sempre – per agevolare la lettura – pubblichiamo qui l’articolo del gruppo Budrio Più per il notiziario comunale di dicembre 2020.
Mazzanti ha usato il suo profilo Facebook per ridicolizzare un cittadino che aveva segnalato la grande presenza sui viali di foglie cadute. Oltre a un post ha pensato bene di far ironia mettendo foglie bagnate cadute in strada come sua immagine di copertina.
Il cittadino si indigna per le foglie non raccolte.
E io lo benedico, perché se questo è il suo problema più grande oggi, gli auguro di avere sempre di questi problemi e lo dico senza ironia, seriamente.
Si sa, d’autunno cadono le foglie, anche col covid.
Sempre meglio che stare “…come d’autunno sugli alberi le foglie”, in questo periodo di covid.
QUESTA POESIA L’HA SCRITTA MAZZANTI! È la risposta al cittadino. Il nesso tra Covid e foglie non è dato saperlo. La pandemia sta tenendo bloccati interi settori economici, mette in crisi famiglie, ci sono persone morte, malati che combattono in isolamento, personale sanitario in sofferenza. Ma il Covid non può diventare il nuovo “ci sono cose più importanti”. Una comunità esigente si rivolge alle istituzioni per risolvere i problemi. Non può essere trattata in questo modo dalle autorità. Non abbiamo bisogno di bullismo, ma di serietà e di autorevolezza.
In questi mesi molti cittadini hanno segnalato le condizioni pietose dell’ingresso laterale del Teatro ricoperto dal guano di piccioni. Strano che l’amministrazione, a parole così attenta al Teatro, abbia dovuto aspettare mesi per pulire. Numerosi cittadini chiedono di ridisegnare le strisce sulle strade. Altri hanno segnalato le condizioni pessime dei cimiteri. Mazzanti prenderà in giro anche loro? Metterà una lapide su Facebook? Le cose vanno spiegate, evitando di irridere i cittadini. È vero, c’è il Covid. Ma non coinvolge allo stesso modo tutti gli uffici comunali. In questo periodo i comuni vicini progettano interventi, manutenzioni, attività, mappano il territorio e studiano piccole e grandi sistemazioni: cordoli, marciapiedi, strisce… Tutto questo durante il Covid. Incredibile eh?
L’USCITA DALL’UNIONE DEI COMUNI EVIDENZIA TUTTI I LIMITI DI MAZZANTI
In questi anni Mazzanti ha tolto sistematicamente servizi dall’Unione, ma ha sempre dichiarato di non voler uscire. Ha accettato deleghe parlando dei disservizi come se lui non fosse coinvolto nella governance. Poi, contro lo Statuto e grazie agli altri comuni ormai stremati, Mazzanti è riuscito (al terzo voto) nell’impresa. I servizi verranno poi dati in convenzione di anno in anno (sperando almeno che non ci costino di più). Così Budrio non inciderà più sul futuro del territorio vasto.
PETIZIONE PER IL COMPLETAMENTO DELLA TRASVERSALE DI PIANURA
Insieme a partiti e associazioni, nelle scorse settimane abbiamo lanciato insieme a Medicina una petizione per sollecitare il completamento della Trasversale di Pianura. Abbiamo anche presentato una mozione, votata all’unanimità dal Consiglio Comunale.
È possibile firmare la petizione anche online su www.comitatotrasversaledipianura.it

PER NATALE (E NON SOLO) COMPRIAMO NEI NEGOZI DI BUDRIO
Il nostro invito, per questo periodo così particolare, ma anche come abitudine positiva è quello di scegliere di stare a Budrio e frazioni per spesa e regali di Natale.

Io compro in paese. La campagna natalizia a sostegno delle attività del territorio
Io compro in paese. La campagna natalizia a sostegno delle attività del territorio
Sono i comportamenti quotidiani a determinare l’ambiente in cui viviamo.
La comunità è forte anche grazie alla vitalità dei negozi di vicinato.
Invece di parlare di sostenibilità, pratichiamola.
Scegliamo le attività del territorio per i nostri acquisti di Natale.

Per questo motivo in questi giorni abbiamo lanciato online la nostra campagna di natale e stiamo distribuendo per il paese (capoluogo e frazioni) locandine e segnalibri, stampati grazie all’autofinanziamento.
Puoi diventare un promotore della campagna, applicando il motivo “io compro in paese” che abbiamo creato per i profili facebook (guarda qui) e puoi usare i segnalibri per decorare i tuoi pacchetti regalo.

Abbiamo pensato anche a un’attività da fare in casa con i bambini.
Fiume Idice: perché i rimborsi agli alluvionati sono così miseri?
Fiume Idice: perché i rimborsi agli alluvionati sono così miseri?
A scanso di equivoci… non è affatto divertente vedere il nostro comune in questo stato di disgrazia e ancor meno divertente è vedere 30 famiglie – che per mesi hanno vissuto fuori casa a causa della rottura dell’argine dell’Idice – che si aspettavano una cifra come risarcimento e si sono visti arrivare un decimo.
Non è affatto divertente denunciare errori pesanti che rischiano di essere irrecuperabili, senza un’assunzione di responsabilità prima di tutto del sindaco.
Tuttavia, anche se non è divertente, questo è ciò che ci ha chiesto di fare la metà degli elettori, cioè coloro che nel 2017 non hanno votato per Mazzanti: controllarlo e farlo in modo pubblico e trasparente.
La responsabilità è del Comune di Budrio, non della Regione
Nell’articolo apparso sul Il Resto del Carlino Bologna venerdì 20 novembre, alcuni cittadini si lamentavano, giustamente, delle piccole somme di denaro che sono state liquidate come contributo per l’autonoma sistemazione, nell’ambito dell’alluvione e della rottura dell’argine del novembre 2019. Dopo essersi allontanati forzatamente dalle loro case, non vi sono più rientrati per molte settimane. In alcuni casi per molti mesi.
Ci si aspettava, come da decreto regionale, diverse migliaia di euro di rimborso per ogni famiglia. Facciamo l’esempio classico: una famiglia di 3 persone aveva diritto a 700 euro per ogni mese in cui ha provveduto a una sistemazione abitativa alternativa.
Invece, le famiglie hanno ricevuto somme dai 120 ai 300 euro in tutto, per un totale di 5.250 euro distribuiti. Per chi è rimasto diversi mesi fuori da casa (e ha già speso decine di migliaia di euro per la ricostruzione) questo rimborso è una vera e propria beffa: va considerato che l’autonoma sistemazione è durata per alcune famiglie due o tre mesi, per altre anche sei. Era un supporto economico pensato per chi, nel frattempo, stava facendo fare i lavori di ricostruzione delle case andate sott’acqua.
Perché è successo? Perché i contributi previsti dalla Regione non sono arrivati nei conti correnti dei cittadini colpiti?
Le prime risposte verbali degli uffici del comune hanno tentato di addossare la responsabilità alla burocrazia regionale: “Le richieste dei cittadini non erano corredate dalla dichiarazione di inagibilità della casa, quindi abbiamo potuto considerare solo i 9 giorni dell’ordinanza di evacuazione.”
Ma questo documento sull’inagibilità non era previsto in nessuna procedura. Anzi, al contrario: la Regione con il decreto 54 aveva volutamente snellito le pratiche, consentendo ai cittadini di fare un’auto-dichiarazione sul periodo di lontananza da casa.
Abbiamo quindi deciso di approfondire ulteriormente e abbiamo scoperto che è il Comune di Budrio a non aver seguito la procedura, con le conseguenze negative dei cittadini a cui sono stati negati, complessivamente, decine di migliaia di euro di rimborsi.
In sostanza, il comune non ha certificato (con i controlli a campione previsti nel decreto) le auto-dichiarazioni dei cittadini. Dunque, l’unico periodo certo di permanenza fuori da casa comunicato alla regione è stato quello dei 9/10 giorni (a seconda delle zone) in cui è rimasta in vigore l’ordinanza del sindaco di evacuazione dell’area, da cui quindi si doveva uscire ma in cui non si poteva rientrare.
Alcune decine di famiglie, grazie al decreto regionale 54, avevano diritto a migliaia di euro di rimborsi, ma il comune non lo ha permesso a causa di un proprio errore. Si tratta di un malfunzionamento molto grave i cui effetti rischiano di essere difficilmente recuperabili, se non grazie alla riapertura della procedura, sempre che questo sia possibile e ammissibile.
La vicenda è un vero disastro per i cittadini la cui vita è stata sconvolta dalla rottura dell’argine dell’Idice. Ed è l’ennesima figuraccia istituzionale per il Comune di Budrio e per chi, da tre anni e mezzo, lo guida con leggerezza e approssimazione. Si conferma, purtroppo, ciò che diciamo da tempo: una pattuglia di amministratori incapaci ha voluto una riorganizzazione della macchina comunale che ha prodotto solo disorganizzazione e inefficienze. A farne le spese, come vediamo, sono i cittadini di Budrio.
Sul piano politico e su quello tecnico-amministrativo, di fronte a un fatto così grave, chiediamo con forza che il sindaco e i suoi collaboratori, quanto meno, si prendano la responsabilità davanti ai cittadini.
Pensiamo sia utile riportare l’esperienza diretta di un cittadino coinvolto:
Sono uno dei residenti rimasto coinvolto nella disastrosa alluvione. La Regione prevedeva per il mio caso un contributo di 400€ al mese per la autonoma sistemazione. Io sono stato fuori casa circa tre mesi dal 18/11/19 al 23/02/2020. Nella domanda di contributo che ho presentato all’ufficio servizi alla persona del Comune di Budrio era chiaramente richiesto di indicare il giorno in cui si era rientrati a vivere nella propria abitazione e io ho indicato, appunto, il 23/02/20 primo giorno utile una volta ripristinate le condizioni di abitabilità. In data 18/11/20 il Comune ha liquidato un contributo di 120€ quando seguendo le indicazioni della Regione avrebbe dovuto ammontare a circa 1.200€. È evidente che il Comune non ha trasmesso in Regione i giorni da me indicati nella domanda. Domanda compilata in autocertificazione e quindi sotto la mia piena responsabilità penale e sottoponibile a verifica da parte dell’Ente che la accoglie.

Lunedì 30 novembre in Consiglio comunale abbiamo chiesto spiegazioni a Mazzanti per il rimborso-beffa ricevuto da 30 famiglie colpite dall’alluvione nell’ambito del Cas (Contributo autonoma sistemazione). Anche l’Agenzia di Protezione civile regionale ha confermato che la procedura non è stata seguita correttamente dal Comune.
Il nostro unico obiettivo è fare in modo di risolvere il problema. E per farlo bisogna affrontare il punto e agire con trasparenza.
Ci siamo appellati al senso di responsabilità che dovrebbe contraddistinguere l’azione di ogni amministratore pubblico, affinché venga spiegato ciò che oggi tutti sanno e vedono, cioè l’inadempienza del Comune.
Questo è il presupposto fondamentale per tentare di recuperare, riaprire i termini e far avere a quelle 30 famiglie le somme che gli spettavano di diritto.
Ci aspettavamo che questa assunzione di responsabilità avvenisse, senza scaricabarile verso la Regione (il decreto regionale è pubblico e preciso) e, soprattutto, senza accuse di sciacallaggio nei nostri confronti.
Ricordiamo, infatti, all’Amministrazione comunale che i suoi uffici (e forse anche la Giunta) erano a conoscenza da diverse settimane delle misere somme riconosciute ai cittadini – prima ancora che gli atti diventassero pubblici – ma, pur sapendo, non hanno mosso un dito nelle sedi opportune per risolvere il problema. Noi, invece, siamo quelli che – dopo quasi un mese di assoluto silenzio – hanno individuato e sollevato il problema, per fare in modo di trovare una soluzione per queste famiglie: solo per questo motivo oggi se ne sta parlando e quindi, forse, si potrà rimediare.
Purtroppo però in Consiglio comunale, Mazzanti ha risposto alla nostra richiesta di chiarimenti con un PESANTE attacco nei nostri confronti. Ha sostenuto che il Comune ha fatto tutto correttamente e sta lavorando in stretto contatto con la Regione. Ma NON ha spiegato perché i soldi non sono arrivati ai cittadini.
Ha anche detto che la procedura dei rimborsi è solo appena iniziata, senza dire altro nel merito. Ma NON È COSÌ. I termini della procedura del Cas (Contributo autonoma sistemazione) è ampiamente chiusa e i cittadini hanno, purtroppo, già ricevuto quella miseria di rimborso.
Troviamo questa risposta offensiva e fuori dalla realtà.
Con questi presupposti, senza un’assunzione di responsabilità dell’amministrazione, sarà difficile recuperare le risorse che spettavano (e spettano) di diritto a 30 famiglie. Ma noi continuiamo a lavorare per questo unico obiettivo.



QUI I DOCUMENTI
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questi sono gli articoli del decreto regionale che definiscono la procedura che il Comune di Budrio avrebbe dovuto seguire



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Qui la prima determina del Comune di Budrio
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Qui la seconda determina del Comune di Budrio
Teatro: tra mutui, rinvii, bugie e una programmazione da libro dei sogni.
Teatro: tra mutui, rinvii, bugie e una programmazione da libro dei sogni.
Mercoledì sera, in Consiglio Comunale ben due punti erano dedicati al Teatro.
Variazione di bilancio per aumentare il mutuo
Il mutuo era già a bilancio per 500mila euro: mercoledì sera, Mazzanti lo ha portato a 600mila perché i contributi da privati sono stati inferiori a quelli che avevano preventivato. Basta scorrere le ultime versioni del piano triennale opere pubbliche per vedere che la maggioranza di Effetto Budrio ha iniziato stimando 200mila euro di contributi da privati, diventati 150mila lo scorso luglio che ora scesi a circa 100mila, che sono poi i 70mila dell’Art Bonus ed i 23mila raccolti dal Comitato.
Intervenendo sul punto, la nostra capogruppo Debora Badiali ha ripercorso le tappe che ci hanno condotti qui, tenendo come punto fondamentale nell’analisi il ruolo giocato dall’Ente. Sì perché Mazzanti, in quanto sindaco, prima di essere la guida di una parte politica, prima delle rivincite personali contro altri schieramenti, rappresenta l’Istituzione e il tema Teatro è stato giocato da lui fin da subito come scontro, come offesa verso altri e non come una situazione da risolvere. Decidendo di fatto in modo deliberato di spaccare un’intera comunità, usando un luogo di cultura come pretesto.
Abbiamo più volte presentato casi simili di percorsi per dotare i Teatri di certificazioni idonee. Un caso esemplare e contemporaneo al nostro è quello del Teatro di Lugo: si è programmata la chiusura in concomitanza con la fine della stagione di spettacolo e l’inizio del cantiere, stanziando nel mentre i soldi a bilancio. Nel mentre cittadini e abbonati sono stati avvisati che per la stagione successiva al posto di andare a Lugo sarebbero potuti andare con prezzi agevolati e navette ad assistere agli spettacoli al Duse e a Ravenna.
A Budrio, nel dicembre 2018 il sindaco ha scelto di mentire. Per chi mastica un po’ di amministrazione era chiaro fin da subito (davvero un sindaco in carica da un anno e mezzo non conosce “lo stato di salute” degli edifici pubblici di cui ha la responsabilità?), per chi gli ha creduto, negli anni sono uscite più o meno sei o sette versioni diverse sul tema, tutte fornite dal sindaco, che ribaltano la storia inventata nel 2018, poi sono arrivati i documenti ufficiali (il Teatro era già nei documenti consegnati al sindaco nel gennaio 2018, ad esempio, così come i soldi per lo studio progetto per sistemare il Teatro erano stati accantonati da “quelli di prima”) e alcuni consiglieri che erano in maggioranza con lui hanno dichiarato pubblicamente che il sindaco ha scelto di mentire deliberatamente ai cittadini.
Così facendo, il Comune di Budrio guidato da Mazzanti ha scelto di non partecipare a un bando regionale uscito nella primavera 2018, che sembrava fatto apposta per il nostro Teatro. “Non potevamo accendere mutui” disse poi il sindaco: sbagliato, lo può fare da gennaio 2018.
Poi abbiamo l’iter e le date comunicate ai cittadini per la riapertura.
Un anno fa, il sindaco disse “apriamo a Novembre 2020”. A maggio sul Carlino, in piena pandemia confermò fiero questo termine. A settembre qualcuno che commenta a nome del Teatro di Budrio ha risposto a una cittadina che lo slittamento in avanti è dovuto al Covid.
In realtà già un anno fa, quando sono stati dati i tempi dal sindaco, qui sul nostro sito avevamo pubblicato un articolo abbastanza tecnico nel quale spiegavamo perché era praticamente impossibile aprire a Novembre 2020.
Da fruitrice del Teatro, oltre che da consigliera – ha dichiarato durante l’intervento la capogruppo Badiali – l’obiettivo di dotarsi di certificato è giusto (è stato fatto per tanti altri luoghi di formazione e cultura negli anni precedenti, è corretto proseguire così) la gestione politica di questa partita però ha fin da subito fatto capire che l’obiettivo non era più di tanto “sistemare” il Teatro, ma alzare lo scontro tra parti. Quando un sindaco sceglie di mentire ai cittadini, non ha come fine ultimo la cultura e la comunità.
Fatte tutte queste considerazioni, arriviamo però al punto in votazione. Per la direzione, l’imbuto preso in questi quasi 3 anni dall’amministrazione guidata da Mazzanti sul Teatro, l’unica soluzione ora per aprirlo è quella di votare a favore dell’aumento del mutuo. E così ha fatto il gruppo Budrio Più, motivando in modo chiaro, documentato e trasparente la propria posizione.
Piano economico e finanziario del Teatro
Il secondo punto riguardava il piano economico e finanziario relativo alla gestione futura del Teatro.
La comunità
Abbiamo fatto notare fin da subito che ci saremmo aspettati un coinvolgimento della comunità su questo lavoro che segna il futuro del Teatro: è stato istituito dall’amministrazione un osservatorio cultura, che forse poteva essere un luogo di confronto e di idee (altrimenti non abbiamo capito a cosa serva), è appena uscita una determina con la quale l’amministrazione “che non ha mai i soldi” ha impegnato oltre 15.000€ per pagare un consulente che affianchi l’ufficio cultura su eventi per il prossimo anno (perché non coinvolgerlo fin da subito?), ci sono cittadini che si sono impegnati nel Comitato di raccolta fondi (non ci risulta siano stati fatti incontri sul tema). Poi ci siamo anche noi consiglieri: al momento del voto ci viene sempre chiesto, anzi viene auspicata la massima collaborazione, ma quello che ci viene proposto è di accettare un pacchetto già pronto. Nessuno scambio prima o lavoro di confronto. Che va benissimo visto che chi governa ha la maggioranza in consiglio, però è un po’ ipocrita auspicare adesione senza aver mai coinvolto.
La parte economica
L’amministrazione annuncia questo piano come di “nuova sostenibilità di gestione” in realtà in ambito pubblico, la sostenibilità per quel che concerne la cultura ha sempre un valore politico e poco economico: è raro, soprattutto in realtà piccole, che luoghi di cultura riescano ad avere bilanci in pari o “pesare” poco sui bilanci delle amministrazioni.
Il “quanto” è una decisione politica, così come la volontà di definirlo sostenibile.
Abbiamo notato che le cifre ipotizzate per la gestione del Teatro non si discostano di molto da quelle delle amministrazioni precedenti, non possiamo non notare che quando l’attuale sindaco sedeva nei banchi dell’opposizione si scagliava contro queste cifre, ora invece sono definite come sostenibili, anzi come giuste.
Il piano (PEF) che è stato presentato però appare disallineato in modo anomalo rispetto ai risultati economici storici del Teatro. Tra l’altro, anche prima della chiusura, Mazzanti aveva già gestito il Teatro in due anni (calcoliamo anche il 2018 visto che lo chiuse ad anno praticamente concluso) e in quei due anni la gestione del teatro registrò perdite in linea con quelle degli anni precedenti (220mila e 230mila euro), quindi pare poco credibile che gli stessi amministratori (sindaco e assessore) oggi stimino perdite, a regime, tra i 130mila ed i 140mila euro. Oltretutto, se i costi previsti per le maschere sono effettivamente stati raddoppiati per errore, le perdite stimate scenderebbero addirittura tra i 100mila e i 110mila euro. In sostanza le perdite risulterebbero dimezzate rispetto ai dati storici e quindi queste stime sembrano poco attendibili e il PEF sembra eccedere in ottimismo.

Il Piano economico e finanziario prevede, a regime, ricavi per 238mila euro nel 2022 e per 302mila euro nel 2023 e questa sembra una esagerazione bella e buona, perché parliamo di un livello di ricavi MAI registrati nell’ultimo decennio, nemmeno quando per investire forte sulle stagioni teatrali si spendevano somme vicine ai 500mila euro (mentre nel Pef i costi a regime sono stimati in 372mila nel 2022 e 452mila nel 2023).
Ovviamente noi auspichiamo che tutto questo accada, ma tutto questo ottimismo sarebbe già strano in un periodo normale, questo piano esce in piena pandemia e prevede che tra un anno praticamente tutti i 490 posti del Teatro saranno sempre pieni, con gente abituata nuovamente a riempire e affollarsi in luoghi chiusi, quando invece sappiamo che ci sarà da lavorare molto a livello di singoli e comunità al ritornare a vecchie abitudini (pur sapendo che i Teatri già prima del Covid avevano problemi di pubblico).
Oltre a questi macro numeri ci sono poi alcuni dati che ci lasciano perplessi: il sito internet viene quotato a 500€ senza il mantenimento, solo apertura. Per il Festival Ocarina questa amministrazione ha pagato 1800€ per avere un sito che ora è fermo a due anni fa.
Il voto contrario del gruppo Budrio Più su questo punto è il frutto del ragionamento appena concluso, sappiamo bene che all’interno della variazione di bilancio sono previsti anche gli importi contenuti nel PEF: fosse stato possibile votare solo per finanziare i lavori per l’apertura del Teatro, ci saremmo limitati a questo, ma così non è stato e abbiamo pensato di dare un senso anche politico, immediato, a quanto sosteniamo.







