L'attenzione del Comune di Budrio verso i più piccoli

L'attenzione del Comune di Budrio verso i più piccoli

Il fenomeno della denatalità non è recente, non è solo italiano e interessa anche il nostro comune.

I dati ISTAT del bilancio demografico sono ora disponibili per tutti i comuni e le proiezioni arrivano fino al 2050.

I dati prospettici sulle nuove nascite a Budrio ci dicono che nei prossimi anni avremo un lieve aumento delle nascite, ma ciò non sarà sufficiente a colmare il divario generazionale dato anche dall’aumento della longevità.

I giovani fino ai 14 anni nel 2025 rappresenteranno solo il 12% della popolazione, proseguirà l’aumento della popolazione anziana, e in particolare sarà significativo l’aumento degli ultraottantenni.

Nei prossimi decenni avremo quindi meno giovani e più anziani, c’è quindi bisogno di una politica che indirizzi le scelte, le programmazioni che riguardano in primo luogo il sistema del welfare e i servizi educativi per l’infanzia.

La denatalità può mettere a rischio strutture scolastiche educative fondamentali per le famiglie e la comunità. In questo quadro demografico, è necessario che la politica si dia priorità di intervento nell’ambito educativo e scolastico e oggi più che mai occorre adottare uno sguardo sull’insieme e sul futuro.

Una pianificazione strategica è possibile, a Budrio si sono cercate possibilità utili per il futuro delle scuole e i servizi educativi il Comune di Budrio col progetto “Sensibilmente crescere” ha ottenuto fondi regionali per soluzioni innovative e sperimentali presso la scuola di Vedrana.

Sono terminati i lavori per la riqualificazione di nuovi spazi interni ed esterni dedicati ad un nuovo Piccolo Gruppo Educativo per 8 bambini nella fascia di età 0-3. Con nuovi arredi e aree giochi in sicurezza si è ricavata un’area dedicata ai bambini piu piccoli.

In un unico plesso scolastico avremo servizi educativi e di istruzione destinati a bambini dai 0 ai 10 anni di età, un luogo ripensato, una opportunità oltre che per sostenere la continuità del percorso educativo e scolastico delle bambine e dei bambini, anche un luogo di benessere e di crescita.

Con le nuove attività “La Scuola incantata” con l’approccio Snoezelen: la magia dei sensi e i Laboratori “Pingelap” esperienze di arte, danza e movimento, i bambini faranno esperienze di benessere e creatività. Un ambiente accogliente vicino a casa in una frazione che ha vissuto l’isolamento dopo il crollo del ponte della Motta.

Tutto ciò costituisce una risposta ai bisogni delle famiglie ma anche della comunità dove la scuola rappresenta un presidio fondamentale e democratico da salvaguardare.

Infine ripensare alla qualità dei servizi educativi e della scuola ha significato riconfermare il valore della collaborazione con le famiglie, in modo da rendere i servizi luoghi aperti e disponibili, luoghi di sostegno, supporto, consulenza, quindi di accoglienza sì dei bambini, ma anche delle loro famiglie.

Il futuro richiede strategie che considerino tutto l’insieme dei servizi e delle risorse del territorio che unisca innovazione pedagogica, sostegno alle famiglie, i luoghi valorizzando le buone pratiche e rispondendo alle sfide della denatalità e delle disuguaglianze territoriali.

Pertanto l’attenzione alla qualità e all’innovazione delle strutture educative scolastiche prosegue su tutto il territorio comunale e quindi a partire da Vedrana, verranno riqualificati gli spazi interni ed esterni nella scuola di Mezzolara con completo rifacimento del giardino e predisposizione di nuovi giochi, con attenzione e soluzione all’accesso sicuro dei bambini. Si proseguirà ancora con nuove progettualità per le Scuole dell’infanzia di Cento e Bagnarola.


Il Comune di Budrio e le Fonti di Energia Rinnovabili

Dieci anni fa alla XXI conferenza mondiale delle parti, la “Conference of Parties” più nota come COP21, la quasi totalità delle nazioni del mondo (196 paesi, compresa l’Italia) firmò i cosiddetti Accordi di Parigi. In estrema sintesi,  quasi tutto il pianeta ha deciso di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, cioè di fermare le emissioni di gas serra o compensare completamente quelle residue. L’obiettivo era cercare di limitare il riscaldamento globale a 1.5°C. Da quell’accordo sono discese poi agende internazionali, strategie europee e leggi europee e per quello che riguarda il nostro Paese leggi di delegazione europea, perfezionate poi da Piani e Decreti Attuativi.

In pratica, l’obiettivo di decarbonizzazione totale al 2050 e quello più vicino del 2030 di riduzione delle emissioni del 55% sono diventate leggi dei singoli Stati, cogenti e urgenti.

Se questi sono gli obiettivi, come si raggiungono? I piani (come, ad esempio, il PNIEC Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) lo spiegano qualitativamente e con i numeri. Per essere brevi: oltre a evitare emissioni nei settori del trasporto e dell’agricoltura, si deve produrre energia con fonti rinnovabili.

Lasciamo perdere trasporti e agricoltura per il momento e concentriamoci sulle fonti di energia rinnovabili. Intanto una precisazione: il nucleare non rientra tra queste, perché il combustibile usato per le reazioni atomiche non si rinnova affatto; è vero, però, che non produce gas serra, almeno nella fase finale della sua trasformazione in energia. Ma, anche senza dilungarci nei pro e contro dell’energia atomica, legati a sicurezza o smaltimento scorie o dipendenza da altri paesi, la soluzione nucleare è da scartare a priori, almeno per l’Italia, perché necessita di parecchio tempo che assolutamente non abbiamo a disposizione.

Quindi limitiamoci alle fonti di energia rinnovabili e cioè:

  • solare fotovoltaico
  • eolico
  • idroelettrico
  • geotermico

Restringiamo ancora l’ambito della nostra analisi, prendendo in considerazione solo il solare fotovoltaico perché è quello che più interessa il nostro territorio comunale per la sua conformazione e posizione geografica (l’eolico è la sola altra tipologia di energia che nella nostra Regione può avere un impatto rilevante, considerando anche le installazioni off-shore).

Gli obiettivi con cui abbiamo aperto le nostre riflessioni si traducono in queste poche parole: entro il 2030 in Emilia-Romagna dobbiamo installare circa 5GW di potenza elettrica fotovoltaica (sarebbero 6.3 a partire dal 1° gennaio 2021, ) e il recentissimo Decreto Legge 175/2025 del 26 novembre dice anche con quale progressione annuale dobbiamo raggiungere questa soglia.

Il grafico rappresenta questa progressione: le barre blu sono la potenza installata che bisogna raggiungere ogni anno, mentre la linea rossa è l’andamento reale, che arriva a settembre 2025.

Mantenere questo andamento significa installare impianti fotovoltaici prioritariamente sulle superfici e le strutture edificate o comunque superfici impermeabilizzate, le aree a destinazioni industriale, direzionale, artigianale e commerciale, parcheggi, cave dismesse e anche invasi idrici, ma anche aree agricole. Le priorità indicate dalla legge sono proprio corrispondenti all’ordine dell’elenco appena fatto; quindi, le aree agricole vengono per ultime. Nonostante ciò, le superfici sui tetti non sono sufficienti a raggiungere gli obiettivi (ci sono diversi studi fatti a livello europeo ed italiano che stimano le aree potenzialmente utilizzabili) ed inoltre subentrano anche fattori economici e tecnici a rendere più difficili gli investimenti di questo tipo.

La frammentazione delle proprietà, le taglie di potenza più piccole, i costi maggiori per mancanza di economia di scala, la necessità di strutture più complesse nonché aspetti più tecnici come gli allacci alla rete prevalentemente in bassa tensione e, dall’altra parte, il bisogno di impianti grossi (o, come si dice, impianti “utility scale”) per soddisfare grandi utenti come industrie o trasporto su ferro, fanno sì che gli investimenti privati si dirigano più facilmente verso le aree agricole.

Per queste ultime la legge prevede delle limitazioni come la vicinanza ad impianti industriali o autostrade e tutta una serie di vincoli introdotti dalla prossimità ai beni culturali e storici o ad aree di protezione ambientale.

Il decreto, oltre a definire già tutta una casistica di aree idonee, chiede inoltre alle Regioni di definirne ulteriori rispettando dei criteri di carattere generale e ponendo anche una soglia numerica, complessivamente a livello regionale, sulla superficie totale delle aree agricole destinate a fotovoltaico cioè impone un limite percentuale inferiore (0.8%) ed uno superiore (3%) rispetto alla Superficie Agricola Utilizzata (SAU).

La Regione Emilia-Romagna aveva un Progetto di Legge che stava proprio per concludere il suo iter che è stato invece sospeso nel momento in cui la precedente legge nazionale (D.Lgs. 190/2024) è stata in qualche modo inficiata da una sentenza del TAR. Molti dei principi presenti nel PdL sono stati assorbiti dal DL 175/2025 e quindi esso verrà rivisto, soprattutto per eliminare quanto già coperto dalla legge nazionale. In ogni caso, ci si aspetta che la soglia venga posta all’1% della SAU, cioè ad un massimo di 10.000ha (in Regione la SAU è poco più di 1 milione di ettari).

Per fare i conti della serva, possiamo considerare che un ettaro possa fornire 1MW di potenza (in realtà è qualcosa in più) e che quindi, nell’ipotesi peggiore che tutti i 5GW siano forniti dal fotovoltaico a terra (ma sappiamo invece che crescerà anche la potenza sui tetti) questo significa 5.000ha di terreno agricolo cioè poco meno dello 0.5% della SAU.

Ripartendo questa percentuale in maniera omogenea sul territorio regionale, sulla superficie del nostro Comune (la SAU di Budrio è di circa 11.000ha) ci possiamo aspettare richieste per almeno di 50-60ha da ora al 2030.

A parte la ulteriore definizione delle aree idonee da parte di una legge regionale che dovrà uscire necessariamente entro marzo 2026, il quadro normativo delle autorizzazioni ora in vigore vede essenzialmente per gli impianti più piccoli (sotto 10 MW) il procedimento direttamente in mano ai Comuni (PAS, Procedura Abilitativa Semplificata) o in certi casi addirittura in attività libera, mentre per quelli più grandi subentra la Regione (attraverso il suo organo tecnico ARPAE) con l’Autorizzazione Unica (AU). Quest’ultimo procedimento vede la partecipazione dei Comuni alla conferenza dei servizi, al pari di altri enti  territoriali, ambientali e tecnici come ASL, Soprintendenza e soggetti come gestori di reti infrastrutturali, ecc. e limitatamente alle competenze che li riguardano, ossia mobilità e urbanistica.  Per quest’ultimo aspetto, inoltre, il D.lgs. 178/2025 che è stato approvato a ruota del DL 175, ne ha ridotto il ruolo visto che ribadendo che l’AU costituisce sempre variante allo strumento urbanistico, ma ha anche espressamente eliminato il riferimento al parere dei Comuni in conferenza dei servizi.


Presentata in Consiglio Comunale la mozione sulla promozione all'educazione all'affettività e sessualità

Nella seduta del Consiglio Comunale del 27 novembre 2025 il gruppo Apriti Budrio ha presentato la mozione con oggetto la promozione all'educazione all'affettività e sessualità.

Come gruppo di centro-sinistra reputiamo fondamentale la scelta politica di trattare temi nazionali con attenzione locale, specialmente se di primaria importanza come questo.

Di seguito il testo della mozione.

IL CONSIGLIO COMUNALE DI BUDRIO

Premesso che

Il Parlamento sta discutendo il DDL Valditara sul consenso informato obbligatorio che in sostanza prevede l’obbligo del consenso dei genitori degli alunni prima di poter proporre attività in classe che riguardano i temi della sessualità ed affettività,

Considerato che

l’indagine di Fondazione Libellula “Survey Teen 2024” evidenzia i seguenti dati:

  • 1 giovane su 5 non riconosce le forme di abuso nelle relazioni sentimentali;
  • il 46,2% dei giovani maschi italiani pensa che la lotta per la parità di genere sia discriminatoria verso gli uomini;
  • il 43% delle giovani donne ha subito e subisce regolarmente molestie verbali sul proprio corpo;
  • il 39% degli adolescenti ritiene che controllare il cellulare del partner non sia una forma di violenza e il 26% che non lo sia nemmeno controllare gli abiti del partner
  • il 15% degli adolescenti pensa che baciare qualcuno senza consenso non sia violenza;
  • 1 adolescente su 3 ha subito violenza

L’Ordine degli Psicologi di Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Puglia, Sicilia, Veneto, in una nota congiunta, hanno espresso profonda preoccupazione per le implicazioni culturali e sociali derivanti dalle limitazioni previste nel DDL “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico”, ricordando come: la costruzione dell’identità di genere e la consapevolezza del proprio corpo si sviluppano infatti già nei primi anni di vita, attraverso esperienze di socializzazione, linguaggio, gioco e interazione con il contesto familiare e scolastico. Un’educazione sessuo-affettiva adeguata all’età contribuisce a promuovere comportamenti relazionali sani, a prevenire fenomeni di bullismo, violenza di genere e uso distorto dei media digitali, e a rafforzare le competenze emotive e sociali di bambini e adolescenti. Intervenire precocemente su tali dinamiche permette di agire in modo preventivo ed efficace sull’insorgenza di nuclei relazionali disfunzionali, prima che si trasformino in veri e propri atti di prevaricazione e maltrattamento.

L’Organizzazione mondiale della sanità afferma che un’educazione sessuale completa è essenziale per preparare i giovani a una vita sicura e appagante in un mondo in cui infezioni sessualmente trasmissibili, gravidanze indesiderate, violenza di genere e disuguaglianza di genere continuano a rappresentare gravi rischi per il loro benessere e che si riconosce sempre più l’importanza di fornire ai giovani le conoscenze e le competenze che consentiranno loro di fare scelte di vita responsabili, soprattutto in un mondo in cui sono sempre più esposti a contenuti sessualmente espliciti online e su altri media.

Anche per queste ragioni il Comune di Budrio è da anni promotore di iniziative rivolte alle scuole di ogni ordine e grado e in particolare per il corrente anno scolastico 2025/2026 ha promosso e sostenuto per le  classi Terze della scuola secondaria di I grado il progetto W L’AMORE  un percorso di educazione all’affettività e alla sessualità rivolto ai preadolescenti e adolescenti , che mira a promuovere una visione consapevole e sicura di sé e delle relazioni interpersonali in collaborazione con il Servizio Sanitario

Ricordato che

Il 12 Novembre in Commissione Giustizia in Parlamento si è arrivati ad approvare all’unanimità un emendamento al disegno di legge per la modifica articolo 609bis del codice penale in materia di violenza sessuale e libera manifestazione del consenso e che detto emendamento è stato approvato alla Camera con l’unanimità. Questo emendamento afferma che “chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali ad un’altra persona senza il consenso libero ed attuale di quest’ultima è punito da sei a dodici anni” … anche “abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica o di particolare vulnerabilità della persona offesa al momento del fatto”

L’approvazione unanime di questo emendamento segna un ulteriore passo verso il contrasto reale alla violenza di genere.

Il Consiglio Comunale di Budrio

  • Esprime soddisfazione per l’accordo unanime in materia di violenza sessuale e libera manifestazione del consenso;
  • Riconosce il valore dell’educazione affettiva e sessuale come componente fondamentale della formazione delle giovani generazioni, e ne auspica il rafforzamento e riafferma il proprio impegno per una cultura della parità, della non discriminazione e del rispetto reciproco, attraverso politiche attive, strumenti normativi locali e iniziative educative;

Invita la Sindaca e la Giunta

  • a sollecitare il Governo e il Parlamento affinché vengano tutelati e rafforzati i percorsi educativi sull’affettività e la sessualità nelle scuole, di ogni ordine e grado superando l’obbligo del consenso informato come invece è previsto dal DDL Valditara, anche attraverso il coinvolgimento dei Centri Antiviolenza;
  • a proseguire e rafforzare le politiche comunali di contrasto alla violenza di genere, alla discriminazione e agli stereotipi, valorizzando la collaborazione con le scuole, le associazioni del territorio e le istituzioni regionali;
  • a promuovere, anche in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, campagne di comunicazione e formazione rivolte alla cittadinanza, alle scuole e ai media, per diffondere una cultura della parità e del rispetto.


Mozione per il cessate il fuoco e il riconoscimento dello stato della Palestina

Nel Consiglio Comunale del 30 settembre 2025 il gruppo Apriti Budrio ha presentato una mozione per il cessate il fuoco a Gaza e Cisgiordania e per il riconoscimento dello stato della Palestina.

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"Sono stata in Palestina", il ricordo della manifestazione per la pace del 1989

Dal 26 al 30 dicembre 1989, insieme a Carlo Castelli e ad altri 1400 europei, sono stata a Gerusalemme per una manifestazione per la pace. Pensavamo che si sarebbe potuto aprire un percorso di dialogo e di pacificazione tra i due popoli. Era l’epoca dell’Intifada e del fermento civile tra gli israeliani.  Al ritorno ho scritto un articolo per il notiziario dell’allora PCI di San Lazzaro, dove abitavo. Mi è stato chiesto di leggerlo e di pubblicarlo oggi.

Spero che serva a far capire, e ce n’è ancora bisogno, che non nasce tutto il 7 ottobre del 2023. Forse, a  rileggerlo oggi, sembra la testimonianza di un sogno infranto: la situazione è peggiorata ed è in atto un genocidio a Gaza. Va detto che chi allora aveva visitato Gaza, era tornato con la certezza che le nuove generazioni di palestinesi nate in quel contesto terribile, si stavano alimentando di odio antiisraeliano e che in quel luogo si stesse radicando il peggior integralismo, cosa che si è puntualmente verificata. Allora come oggi la chiesa cattolica e le altre chiese cristiane hanno supportato i palestinesi in ogni modo. Noi eravamo alloggiati alla Guest House del Vaticano, insieme ai pellegrini che visitavano il Santo Sepolcro. Lì il personale era esclusivamente palestinese e, nell’ala non utilizzata dell’edificio, trovavano rifugio molte famiglie di dirigenti di OLP e Fatah ed c’era una scuola per i bambini.

Mi sono chiesta se ha ancora senso sperare e se si può ancor fare qualcosa. La risposta è sì, anche se oggi è ancora più difficile. Anche oggi ha senso caricarsi sulle spalle un po’ di responsabilità. Lo dovrebbero fare gli Stati (e non lo fanno) e lo può fare la società civile, che invece si sta muovendo.

Qualcuno mi ha chiesto se lo rifarei. Sì, lo rifarei. Lo rifarei per quei luoghi meravigliosi di cui mi sono innamorata e per quei popoli che hanno diritto a vivere in pace. Bisogna schierarsi per non essere complici. E’ giusto battersi in ogni modo per il rispetto del diritto internazionale, è giusto chiedere sanzioni contro il governo israeliano, è giusto combattere ogni fondamentalismo. Ed è anche giusto sperare che un giorno sarà di nuovo possibile parlarsi e riconoscere i diritti e la dignità di entrambi i popoli e, chissà, magari anche tenersi di nuovo per mano intorno alle mura di Gerusalemme.

Ringraziamo Franca Francia per queste parole più che mai attuali, pubblichiamo al link di seguito l’articolo a cui fa riferimento.

Peace Now 1990


Un coc0mero per Gaza

Un intero popolo sta agonizzando.

La pulizia etnica e la tragedia umanitaria che si sta consumando nella striscia di Gaza obbligano ciascuna persona e le istituzioni a prendere posizioni precise, pena la corresponsabilità di ciò che sta accadendo.

Per questo motivo abbiamo sostenuto e partecipato all’iniziativa che promossa dal Comune di Budrio a sostegno del popolo palestinese.
Il senso del ritrovarsi insieme come comunità in un primo momento all’apparenza conviviale (il cocomero è però simbolo della resistenza palestinese), è stato proprio il manifestare la condanna di Budrio agli orrori di cui quotidianamente siamo a conoscenza.

Non solo, è stato un modo per dar voce a cittadini, associazioni e partiti di esprimersi e proporre altre iniziative il cui scopo sarà quello di affermare la nostra vicinanza al popolo palestinese.

L’evento promosso dal Comune di Budrio ha permesso che la solidarietà si manifestasse anche attraverso una raccolta di fondi da devolvere ad AssopacePalestina per l’acquisto di un trattore per le zone AT-TUWANI e MASAFER YATTA, un mezzo necessario per lavorare i terreni rocciosi della zona e trasportare i prodotti.

La generosità delle persone che hanno partecipato all’evento ha fatto sì che si raggiungesse la cifra di 1995 €.

Budrio si è sempre espresso e sempre si esprimerà per la PACE e come l’art.1 della nostra Costituzione
RIPUDIA LA GUERRA


L'anguria come simbolo di resistenza palestinese

L'anguria come simbolo di resistenza palestinese

L’anguria è divenuta nel tempo un potente simbolo di identità e resistenza palestinese, le cui origini affondano nelle dinamiche di oppressione culturale sviluppatesi nei territori occupati. La genesi di questo simbolismo si colloca nel periodo compreso tra il 1967 e il 1993, quando Israele, pur non vietando esplicitamente la bandiera palestinese, ne impedì di fatto la presenza nei territori occupati dopo la guerra dei Sei giorni.

Fu in questo contesto di censura che l’anguria iniziò a emergere come sostituto simbolico della bandiera palestinese. I colori del frutto – il verde della buccia, il rosso della polpa, il bianco della parte intermedia e i semi neri – riproducono infatti perfettamente la cromia della bandiera nazionale palestinese, offrendo un modo discreto ma efficace per mantenere viva l’identità nazionale.

Una ricostruzione alternativa riconduce l’origine del simbolo alla reazione di artisti palestinesi che negli anni Ottanta si videro vietare dall’esercito israeliano l’uso dei colori nazionali nelle loro opere. L’artista Sliman Mansour racconta di essere stato minacciato di confisca delle opere qualora avesse utilizzato quei colori, “fosse anche per disegnare un’anguria” – una minaccia che paradossalmente contribuì a consolidare il valore simbolico del frutto.

Il simbolo ha trovato nuova vita nell’era digitale: l’emoji dell’anguria, introdotta nel 2015, ha acquisito particolare rilevanza a partire dal 2021, durante l’escalation delle tensioni tra Israele e Hamas, divenendo un codice di riconoscimento e solidarietà diffuso sui social media e nelle comunicazioni digitali.

Oggi l’anguria rappresenta un esempio eloquente di come i simboli di resistenza possano nascere e prosperare anche sotto le forme più sottili di oppressione culturale, trasformando un semplice frutto in un potente veicolo di identità collettiva e memoria storica.


Strage 2 agosto - Il testo presentato in Consiglio Comunale

REDAZIONE

In occasione del 45esimo anniversario della strage alla stazione di Bologna del prossimo 2 agosto, la Consigliera e Storica Cinzia Venturoli ha presentato questo testo in Consiglio Comunale

Il 2 agosto ricorre il 45esimo anniversario della strage avvenuta alla stazione di Bologna: il più grave atto terroristico avvenuto in Italia dal secondo dopoguerra che ha provocato ottantacinque morti e oltre 216 feriti.

Erano persone come tante, erano come noi.

Il 19 Gennaio 1987 iniziò il primo lungo e tormentato processo: la prima sentenza che fu resa nota l’undici luglio 1988 individuava esecutori materiali ed emanava condanne per calunnia aggravata dalla finalità di eversione, ovvero depistaggio, una sentenza che fu emessa dopo duecentocinque udienze, diciotto giorni di camera di Consiglio. Le prime condanne definitive per l’esecuzione della strage, banda armata e depistaggio avvennero nel novembre 1995 con il pronunciamento della Cassazione a Sezioni unite.

Come per i procedimenti relativi ad altre stragi italiane, anche quello per la strage della stazione di Bologna ha conosciuto un cammino tormentato, caratterizzato da depistaggi, ne sono stati contati oltre 17, ed ostacoli di ogni genere, da difficoltà legate all’inadeguatezza degli strumenti a disposizione delle autorità, dalla complessità delle prove raccolte, dalle lungaggini. 12 sono state le sentenze pronunciate sui responsabili della strage fino agli anni ’90, sentenze che sono salite a 17: migliaia di pagine, chilometri di documenti processuali fondamentali per fare chiarezza sull’attentato più efferato dell’Italia repubblicana.

Le prime condanne definitive, nel 1995 e poi nel 2007, lasciavano intravedere come il numero delle persone coinvolte nell’organizzazione dell’atto terroristico fosse davvero rilevante.

L’Associazione dei famigliari delle vittime in tutti questi anni ha continuato a chiedere che si approfondisse e si ampliasse la verità giudiziaria, per accertare se vi fossero altri esecutori materiali e per arrivare a scoprire mandanti e finanziatori della strage.

Quest’anno, nel 45esimo anniversario, la Corte di cassazione si è nuovamente pronunciata rendendo definitive le condanne per Gilberto Cavallini, lo scorso 15 gennaio, e Paolo Bellini il primo luglio: le due sentenze definitive di quest’anno, il lavoro di indagine e le sentenze di primo e secondo grado, sono andate proprio nella direzione auspicata dai famigliari delle vittime. Sono stati infatti individuati, in qualità di mandanti-finanziatori Licio Gelli ed Umberto Ortolani, di mandante-organizzatore Federico Umberto D’Amato e di mero coadiutore nell’organizzare Mario Tedeschi, non più processabili e condannabili in quanto deceduti oltre a Cavallini e Bellini condannati per la strage.

Si è chiaramente messo in luce che nell’organizzazione della strage fu coinvolta una galassia di organizzazioni dell’eversione di estrema destra che avevano una comune strategia operativa e unità di intenti e si è rilevato che vi fu un livello organizzativo estremamente più sofisticato ed evoluto, composto da poteri quali la loggia P2 e da esponenti dei servizi segreti civili e militari.

La strage, secondo la corte di cassazione fu il risultato di una scelta “che aveva conosciuto già il disinteresse verso la vita altrui”.

La strage fu una strage politica la cui finalità era quella di destabilizzare l’opinione pubblica attraverso un eccidio indiscriminato e casuale, creando paura, insicurezza, terrore e sfiducia nelle istituzioni, tentando di allontanare i cittadini e le cittadine dall’impegno politico, così da limitare, violare, minare la struttura democratica del nostro paese aprendo la strada ad una svolta autoritaria, lontana dai dettatami costituzionali.

Quel due agosto i cittadini e le cittadine reagirono e hanno continuato a farlo anche a fianco dell’Associazione dei famigliari e delle istituzioni locali chiedendo, anno dopo anno, verità, giustizia, memoria, conoscenza.

Richieste attuali e necessarie oggi come ieri.


Aggiornamento dello schema di programma triennale delle opere pubbliche

REDAZIONE

Nel Consiglio Comunale è stato presentato l’aggiornamento dello schema di programma triennale delle opere pubbliche 2025-2027, un documento fondamentale per la pianificazione delle opere pubbliche di un Ente Locale.

Tra le opere più rilevanti troviamo interventi necessari e fondamentali per la comunità, vediamoli nel dettaglio.

Ponte di Vigorso

Un’opera indispensabile per il territorio, i lavori verranno effettuati in due tranches, prima la demolizione poi la costruzione del nuovo ponte.

Totale intervento € 9.753.424, importo interamente finanziato dalla struttura commissariale

Palamezzolara

Interventi di efficientamento energetico e sostenibilità ambientale e adeguamento dell’intero complesso alle normative antincendio.

Totale intervento € 700.000

Nuova Palestra comunale

In fase conclusiva la realizzazione della nuova struttura, verranno poi effettuati potenziamneti finalizzati all’ottenimento dell’omologazione CONI aprendo così la strada allo svolgimento di competizioni ufficiali e attività agonistiche.

Totale intervento € 1.160.000

Parco urbano di Mezzolara

Verrà creato un grande parco urbano nel centro di Mezzolara, nell’ampia area verde adiacente a Piazza Baldini. Verranno attrezzate aree gioco, per il relax e per lo sport.

Totale intervento € 209.894, importo interamente finanziato dalla convenzione con SNAM


La storia progettuale della nuova Palestra Comunale di Budrio

REDAZIONE

Nella seduta del consiglio comunale si è parlato della scelta di intervenire ulteriormente per potenziare la nuova palestra per omologarla Coni.

Facciamo qualche passo indietro e vediamo come si è arrivati alla scelta finale di omologarla CONI.

L’idea di dotare la scuola secondaria di primo grado “Quirico Filopanti” di una nuova palestra scolastica rappresenta infatti un obiettivo ricorrente nella programmazione infrastrutturale del Comune di Budrio, in risposta a esigenze funzionali, didattiche e sportive che si sono consolidate nel tempo.

Già partire dal 2009, l’Amministrazione ha elaborato e aggiornato più volte un progetto di nuova costruzione, sempre con l’intento di rispondere sia alla domanda scolastica sia al crescente fabbisogno dello sport giovanile e associativo.

La proposta attualmente in fase di conclusione rappresenta quindi l’esito concreto di un percorso progettuale e amministrativo lungo oltre 15 anni, che ha visto il ripetersi di tentativi di candidatura a varie fonti di finanziamento e l’evoluzione del progetto in termini prestazionali e architettonici.

Il progetto originario (2009)

Con deliberazione della Giunta Comunale n. 43 del 2009, è stato approvato il progetto definitivo per la realizzazione di una nuova palestra scolastica a servizio della scuola media “Q. Filopanti”.
La decisione nasceva da una duplice constatazione:

  • l’inadeguatezza del polo sportivo di Piazzale della Gioventù, già utilizzato sia dalla scuola sia dalle società sportive locali;
  • l’incremento delle utenze, che rendeva insufficiente la dotazione esistente.

Il progetto prevedeva la costruzione della nuova palestra in adiacenza al plesso scolastico esistente, con un collegamento diretto fra i due edifici, e già concepita per essere omologata secondo gli standard del CONI, al fine di garantirne l’uso anche in ambito extrascolastico.
L’importo complessivo dell’intervento era pari a 2.000.000 € (1.700.000 € per lavori, 300.000 € per somme a disposizione).

L’aggiornamento progettuale e la candidatura al Piano triennale (2018)

Nel 2018, con deliberazione della Giunta Comunale n. 57 del 31 maggio, l’Amministrazione ha approvato il Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (PFTE), riproponendo l’intervento del 2009 con aggiornamento dei costi.
Il progetto è stato candidato al Piano triennale dell’edilizia scolastica 2018–2020.
L’importo complessivo è stato aggiornato a 2.250.000 €, di cui 1.850.000 € per lavori e 396.000 € per somme a disposizione della stazione appaltante.

La proposta nell’ambito della rigenerazione urbana (2021)

Nel 2021 il Comune ha candidato il medesimo intervento al bando di rigenerazione urbana previsto dal DPCM 21 gennaio 2021, con il titolo:

“Riqualificazione aree dismesse campi da tennis e potenziamento impianti sportivi indoor”

L’area prescelta, situata a Piazzale della Gioventù, insisteva su un’area già a vocazione sportiva, a ridosso delle scuole e attrezzata con impianti in parte obsoleti.

Il progetto prevedeva la demolizione delle tensostrutture dei vecchi campi da tennis e la realizzazione di un nuovo edificio polifunzionale, integrato col contesto scolastico ed extra-scolastico, idoneo anche per manifestazioni sportive con pubblico.
L’impianto era esplicitamente previsto per essere omologabile CONI, riprendendo e sviluppando quanto già definito nel progetto originario del 2009.
L’importo complessivo dell’intervento era pari a 2.400.000 €, di cui 1.922.000 € per lavori e 478.000 € per somme a disposizione.

Il progetto attuale (2023–2025)

Grazie all’opportunità offerta dal PNRR – Missione 5, Componente 2, Investimento 2.1 “Rigenerazione Urbana”, l’Amministrazione ha potuto dare finalmente attuazione concreta all’intervento, articolandolo in due lotti funzionali:

  • Primo intervento – Realizzazione nuova palestra scolastica (in corso di conclusione)
    • Titolo: “Recupero area dismessa con demolizione tensostrutture fatiscenti e realizzazione nuovo impianto sportivo”
    • Importo complessivo: 2.640.000 € (2.050.000 € per lavori, 590.000 € per somme a disposizione)
    • Finalità: dotare il plesso scolastico di una nuova struttura sportiva moderna, sicura e integrata col contesto educativo e associativo.
  • Secondo intervento – Potenziamento e omologazione CONI della nuova palestra
    • Importo complessivo: 1.160.000 € (721.000 € per lavori, 439.000 € per somme a disposizione)
    • Finalità: adeguare l’impianto ai requisiti previsti per l’omologazione sportiva federale e garantirne la fruizione anche per attività agonistiche ufficiali.

La concretizzazione di un’esigenza storica

In conclusione la nuova palestra scolastica in fase di ultimazione non è un’opera estemporanea, ma rappresenta la concretizzazione di un’esigenza storica dell’Amministrazione comunale, più volte riproposta e aggiornata negli anni.

Il progetto approvato nel 2021, pur coerente sotto il profilo funzionale e urbanistico, si è rivelato sottostimato nei costi complessivi, in particolare per quanto riguarda:

  • l’importo dei lavori, che non teneva conto pienamente dell’inflazione e dell’aumento dei prezzi delle materie prime;
  • le somme a disposizione della stazione appaltante, che non erano state adeguatamente aggiornate in base ai nuovi obblighi normativi, tra cui l’introduzione dell’equo compenso professionale per i servizi tecnici.

Grazie all’adeguamento delle stime economiche e alla possibilità di articolare l’intervento in due lotti funzionali, è stato possibile realizzare un impianto moderno, polifunzionale e pienamente conforme agli standard sportivi, restituendo al territorio un’infrastruttura attesa da anni e fondamentale per la scuola e la comunità.