L'ultimo rendiconto del mandato Mazzanti

Il rendiconto presentato a fine aprile in Consiglio Comunale offre l’opportunità definitiva per fare un’operazione verità su molte affermazioni del sindaco e della maggioranza che lo sostiene fatte nei mesi scorsi.

Per il nostro gruppo è intervenuta Debora Badiali. Questo è il ragionamento fatto in Consiglio Comunale, il 26 aprile 2022:

C’è una campagna elettorale in corso e quindi è giusto rispondere a molte inesattezze che sono state dette e scritte, per sgombrare il campo da ogni equivoco e fornire agli elettori elementi chiari e limpidi per orientarsi ed evitare una propaganda ingannevole e martellante. Ecco alcune precisazioni, per rettificare almeno qualcuna delle imprecisioni contenute nelle molte dichiarazioni del sindaco. D’altra parte, è lui stesso ad invocare da tempo confronti basati su numeri e documenti ufficiali, quindi non me ne vorrà per le puntualizzazioni che mi accingo a fare.

  • A inizio febbraio a Budrio sono comparsi manifesti e volantini nei quali il sindaco diceva di aver dimezzato il debito complessivo del Comune. Se quell’affermazione fosse vera, oggi il debito complessivo del Comune sarebbe sceso dai 22 milioni ad una cifra di 11 milioni. E invece il debito complessivo oggi ammonta a 15 milioni, come correttamente riportato a pagina 70 della relazione di Giunta allegata al rendiconto. Molto semplicemente, è falso affermare di avere dimezzato il debito. Farlo con manifesti e volantini è qualcosa di peggio. Ma andiamo avanti. 
  • Nel notiziario di dicembre il sindaco scrisse nel suo editoriale di avere “quasi azzerato” i residui passivi. Anche qui siamo nel fantasy, perché in questo bilancio i residui passivi sono scesi da 9 a 5 milioni, quindi tutt’altro che “quasi azzerati”. Nello stesso editoriale il sindaco scrive di avere ridotto i residui attivi a 4 milioni di euro: altra invenzione, perché in questo rendiconto i residui attivi ammontano a 10 milioni.

Insomma: non parliamo di dettagli, ma di svarioni multimilionari pubblicati sul notiziario e perciò divulgati a tutte le famiglie budriesi.

Cinismo politico o di incompetenza? In ogni caso noi lo facciamo notare, perché se nella sua veste istituzionale il sindaco divulga dati sbagliati, sui social fa esattamente lo stesso. Potremmo citare molti esempi. Limitiamoci a una delle frottole più ricorrenti, quella in cui racconta che al suo insediamento in cassa c’erano solo spiccioli, poche centinaia di migliaia di euro. “Giusto i soldi per comprare il nastro adesivo e la carta da fotocopie“, così disse un consigliere di maggioranza. Ma anche in questo caso non c’è riscontro nei dati: la cassa a inizio 2017 aveva un saldo di quasi tre milioni e a fine anno di poco meno di due.

Questi sono i numeri, è tutto nei documenti ufficiali del Comune. Ciò dimostra che il sindaco, nella sua caccia perenne al consenso, in questi anni ridotto i conti dell’Ente ad una specie di sudoku irrisolvibile, per scopi di propaganda.

Ora ci troviamo nella giungla della campagna elettorale, dove ogni mattina, quando sorge il sole, un sindaco si sveglia e sa che ne dovrà sparare una sempre più grossa per cercare di essere rieletto. Ma qui stiamo parlando di un metodo che è stato usato sin dal primo giorno del mandato: è problema strutturale, che ha a che vedere col modo di intendere la politica e col rispetto verso il proprio ruolo istituzionale.

Sul perché Mazzanti si sia comportato così noi un’idea ce l’abbiamo: forse ha visto nella complessità tecnica dell’amministrazione l’occasione per cercare, con equilibrismi tra menzogne e mezze verità, di accreditarsi presso i budriesi come un sedicente risanatore.

Peraltro, nel repertorio del sindaco non ci sono solo le bugie: ci sono anche i peccatucci veniali, come le verità taciute o quelle dette a metà.

Ne citiamo alcune:

  • vantarsi di aver accantonato le risorse per coprire il disavanzo dell’Asp senza però precisare che quelle risorse sono di provenienza statale, perché ottenute utilizzando il fondo per le funzioni fondamentali.
  • lamentarsi di carenze di organico senza mai accennare al fatto che, anche senza considerare il personale rientrato dall’Unione, il Comune ha più dipendenti di quanti ne avesse nel 2017.
  • esaltarsi a Gennaio per essere tra i Comuni che hanno ottenuto il finanziamento del bando rigenerazione salvo far finta di niente quando poco dopo il Governo ha stabilito che tutti i Comuni italiani che ne avevano fatto richiesta riceveranno i finanziamenti.
  • il giustificare con la mancanza di risorse gli scarsi investimenti in manutenzioni di strade, cimiteri e frazioni, senza però dire che durante il suo mandato è stato utilizzato per spese correnti il 60% delle entrate da permessi da costruire, il che significa più di un milione e mezzo di euro sottratti a investimenti e manutenzioni. 

Pensiamo ci debba essere un limite alla fantasia e alla mancanza di rispetto del proprio ruolo. Ecco un vero e proprio obiettivo politico, da aggiungere al nostro programma elettorale: riaffermare il prestigio del nostro ente. Dalla bocca del primo cittadino non devono uscire balle, dette in modo più o meno consapevole ma comunque irresponsabile.

STEP 

Ci chiediamo da anni: ma davvero sindaco e maggioranza pensavano seriamente che l’amministrazione precedente e il dottor Palladino, se solo avessero potuto farlo, non avrebbero accelerato sulla chiusura della Step già dal 2015? Dico questo perché all’epoca le regole lo impedivano: solo con la Legge di bilancio 2018 si sono create le condizioni per procedere nel modo in cui poi il dottor Palladino e questa amministrazione hanno proceduto. Oggi che la liquidazione Step è conclusa, dovrebbe essere chiara a tutti la vera sostanza dell’operazione: trasformare crediti in soldi veri e incassati. I crediti che il Comune vantava presso la Step non erano nulla di misterioso ed erano tutti contabilizzati tra i residui attivi. Il grosso erano i 5 milioni di immobili che il Comune aveva conferito. Il resto erano crediti maturati per i rimborsi dei costi del personale comunale comandato in Step e per i canoni di concessione e di affitto della farmacia. Tutti questi crediti, come già scritto dal dottor Palladino, hanno sempre avuto una garanzia reale nell’ordine dei 7 milioni, costituita dagli immobili conferiti e dal ramo d’azienda farmacia. Oggi gli immobili e il ramo farmacia sono di nuovo nei bilanci dell’Ente. A questo andrebbero aggiunte altre attività rientrate dalla Step : circa 70.000 euro di crediti fiscali, 600.000 euro di pagamenti a fronte di fatture emesse dal Comune, altri 170.000 euro dati dalla liquidità e dai canoni di affitto farmacia derivanti dal piano di riparto della liquidazione ed alcuni automezzi pagati a prezzi da saldo. 

In altre parole: se oggi il Comune ha un saldo di cassa così alto è perché contiene anche gli accantonamenti fatti per la Step e parte dell’incasso ottenuto dalla vendita delle azioni Hera e questo dovrebbe fare intuire che la chiusura della partecipata non è stata quell’operazione dissanguante che qualcuno vorrebbe far credere.

Quando nel rendiconto 2020 il saldo di cassa salì a 5 milioni, che oggi sono diventati 6, nessun esponente della maggioranza ha colto l’incoerenza della narrazione del sindaco. Nessuno in quel gruppo si è chiesto come fosse possibile accumulare tanta liquidità proprio mentre veniva detto che si stavano pagando montagne di debiti e che non c’erano soldi. Nessuno. Basta ascoltare quello che i consiglieri di maggioranza hanno scritto e detto negli ultimi mesi. 

La delibera della Corte dei Conti 

Il sindaco sa benissimo che la delibera della Corte dei Conti è arrivata subito prima che il dottor Palladino potesse chiudere il bilancio 2020 e, in quella sede, completare quelle operazioni contabili che poi avrebbe comunque effettuato, anche in assenza della richiesta dei magistrati contabili. Così come il sindaco sa benissimo che quando è arrivata la delibera della Corte erano già stati fatti e contabilizzati tutti gli accantonamenti necessari. E il sindaco sa anche che in questa stessa aula l’assessore Romagnoli ha riferito che con la delibera conclusiva del Maggio 2021 la Corte ha riconosciuto l’adeguatezza del percorso individuato dal dottor Palladino, che è poi lo stesso percorso a cui il sindaco si era fieramente opposto nel 2015, quando votò contro la messa in liquidazione della Step. E infine il sindaco sa benissimo che con la stessa delibera la Corte dei Conti ha preso atto delle misure adottate, ritenendole idonee. La credibilità dei magistrati contabili, del dottor Palladino e dell’assessore Romagnoli sono comprovate e, aggiungiamo, nessuno di loro ha mai sentito il bisogno di innescare sterili polemiche, cosa che invece potrebbe essere utile fare per chi si candida a sindaco.