Nel Consiglio Comunale del 28 luglio è stato presentato dalla sindaca Debora Badiali lo stato attuazione programmi con focus primo semestre 2026.  Si può leggere qui 

Condividiamo l’intervento della Consigliera Elisa Rimondi
Nel merito dei singoli interventi non entrerò perché credo che la relazione appena illustrata e, soprattutto, i fatti parlino da sé.
Amministrare un paese come Budrio è una sfida continua. È un comune complesso, esteso, vivo, con tantissime esigenze diverse e con cittadini che, giustamente, chiedono risposte. Ed è proprio questa, secondo noi, una delle parti più belle dell’amministrare: non ci si annoia mai, perché ogni volta che si conclude un percorso se ne apre immediatamente un altro.
Ma amministrare significa anche saper ascoltare. Significa non chiudersi nelle proprie convinzioni, confrontarsi, raccogliere proposte e avere la capacità di adattare le proprie priorità alle esigenze che emergono, senza perdere la visione d’insieme.
Credo sia naturale che, guardando tutto ciò che è stato fatto, qualcuno scelga di concentrarsi su quello che ancora manca. È legittimo. Ma un’amministrazione non si valuta dopo quattro anni: si valuta nell’arco dell’intero mandato. E questo mandato non è ancora concluso.
Noi ci siamo candidati con un programma e con una visione di paese.
Ci siamo presi l’impegno di lavorare dal primo all’ultimo giorno e continuiamo a farlo, seguendo una programmazione che non può essere estemporanea, ma deve tenere insieme priorità, risorse economiche, tempi tecnici e opportunità, come quelle offerte dai bandi e dai finanziamenti.
Siamo perfettamente consapevoli che esistono ancora temi aperti e interventi da realizzare. Nessuno lo nega. Anzi, sono tutti temi che continuiamo a seguire con attenzione e sui quali intendiamo intervenire entro la fine del mandato.
Ma credo che un dato sia oggettivo: oggi a Budrio si discute di opere realizzate, di progetti portati avanti, di interventi concreti.
Si può essere d’accordo oppure no sulle scelte fatte. È legittimo. Ed è politica. Si può pensare che una piazza sarebbe stata realizzata diversamente, che uno skatepark avrebbe potuto avere un’altra impostazione, che non serve una palestra in più dove far allenare e giocare le associazioni del nostro territorio o che alcune priorità dovessero essere differenti.
Ma il punto è proprio questo: si discute di cose che esistono. Si parla di scuole, di impianti sportivi e dei lavori del PNRR portati a termine, di gestione alluvione, delle asfaltature, delle case popolari riqualificate, di più posti nido e una struttura in frazione, parchi, delle omologazioni sportive, di giovani e fragilità  e di tanti altri progetti perché qualcuno ha avuto il coraggio di scegliere, progettare e portarli avanti.
E c’è un altro aspetto che mi rende particolarmente soddisfatta.
Più si realizza, più crescono le aspettative. Ed è un segnale positivo, in particolare per un paese che da anni era fermo. Significa che i cittadini credono che le cose possano essere fatte. Significa che si sentono ascoltati e che continuano a proporre idee, perché vedono un’amministrazione disponibile al confronto e capace di trasformare le proposte in progetti.
Di cose da fare ce ne sono ancora tantissime. Lo sappiamo perfettamente. E probabilmente, quando avremo concluso quelle per cui ci siamo candidati, ce ne saranno già altre ad aspettarci. E in parte, stiamo già iniziando a pensarci oggi.
Ed è proprio questo il bello di amministrare Budrio: un paese dinamico, che continua a crescere, a chiedere, a partecipare e a immaginare il proprio futuro.
Per questo continueremo a lavorare con lo stesso impegno del primo giorno, fino all’ultimo giorno di questo mandato.