Nel Consiglio Comunale del 28 luglio Budrio ha aderito al programma regionale “Patto per la Casa” approvando le disposizioni attuative locali del regolamento regionale, delegando la Città Metropolitana di Bologna alla funzione di gestione, in forma aggregata, della fase attuativa del programma “Patto per la Casa Emilia-Romagna” e approvando la relativa convenzione tra Città Metropolitana di Bologna, Unioni e singoli Comuni dell’area bolognese per la gestione in forma aggregata.
Qui l’approfondimento sul sito del Comune di Budrio.
Condividiamo l’intervento della Consigliera Alice Sartori
Il programma regionale “Patto per Casa” è uno strumento importantissimo perché va nella direzione di affrontare una delle sfide sociali cruciali del nostro tempo: il diritto all’abitare. È evidente a tutti, infatti, che la casa è diventata un problema in tutta Italia per le famiglie a basso reddito, per i giovani che fanno famiglia e per i lavoratori che si spostano; sono un problema gli affitti brevi nelle città turistiche e lo sono le dinamiche associate agli sfratti. In Italia ci sono oltre 650.000 famiglie in graduatoria per un alloggio popolare che non arriva e circa 100.000 unità abitative pubbliche attualmente inutilizzabili per carenze manutentive.
In questo contesto, il nuovo Piano Casa da 970 milioni diventato legge lo scorso 2 luglio 2026 (Legge n. 116/2026), ha concentrato l’attenzione su un programma straordinario di recupero del patrimonio ERP e sociale, l’istituzione di un Fondo Housing Coesione e lo sviluppo di programmi di edilizia integrata.
Ma si può fare affidamento – come sottolinea ANCI – su un Piano governativo che utilizza le risorse del “Fondo inquilini morosi incolpevoli” (mai rifinanziato dal Governo) per coprire il nuovo Fondo di garanzia ERP? Su un Piano che non integra le iniziative di social housing (ERS) nelle strategie urbanistiche dei Comuni? Che delega a un Commissario straordinario la gestione accentrata del potere comprimendo sempre il ruolo dei Comuni? Il Governo Meloni mette in campo risorse scarse e ci presenta effetti concreti non immediati per la locazione accessibile.
In questo contesto la nostra Regione ha deciso fin dal 2023 di non restare alla finestra ma di “supplire”: ora lo fanno anche Bologna e i Comuni della Città Metropolitana, dimostrando come si possa scegliere di agire subito con strumenti territoriali pronti e concreti.
Il nostro Comune da tempo ha svolto una indagine rigorosa sul patrimonio immobiliare inoccupato (circa 90 unità abitative) e già nel dicembre 2025 abbiamo votato una specifica aliquota IMU di favore per gli alloggi che saranno resi disponibili al Patto per la casa regionale. Ora, approvando l’adesione al Programma regionale “Patto per la Casa”, potremo delegare a Città Metropolitana il compito di attuare il Programma per 8 anni, per noi a costo zero: il che significa stare dentro un prezioso percorso aggregato, in cui ci si fa forza a vicenda e si garantisce un’applicazione omogenea del “Regolamento Attuativo Locale” su tutta la provincia.
Il “Regolamento Attuativo Locale” offre risposte immediate in primis ai proprietari: un fondo per piccoli interventi manutentivi; garanzia per eventuali opere di ripristino per danni arrecati all’immobile con dolo o colpa da parte dell’utilizzatore; puntuale pagamento del canone o supporto dalla Fondazione Abitare Bologna in caso di difficoltà nella riscossione del canone; altre agevolazioni se il proprietario accetta come canone il valore minimo applicabile al proprio alloggio previsto dagli accordi territoriali vigenti.
Lo stesso Regolamento offre risposte immediate anche agli affittuari, tenendo larghe le maglie di accesso: si può fare domanda come stranieri con permesso di soggiorno di 1 anno; si può fare domanda perché in difficoltà abitativa temporanea anche con un ISEE che sfiora i 35.000 euro.
Con questa misura, il nostro Comune e la Città Metropolitana dimostrano di non volere fare assistenzialismo, ma di avere la capacità istituzionale di coniugare tutela del patrimonio privato, giustizia sociale e progressiva affermazione dei diritti della persona, ponendo l’abitare al centro dell’agenda politica con un modello di lavoro ideato dal basso e innovativo.
Confido nel fatto che il Comune di Budrio si impegnerà a favorire il migliore impatto del Programma sul nostro territorio, promuovendone la comunicazione a tutta la cittadinanza interessata.
