Nel consiglio comunale di oggi è stato approvato il documento proposto dai consiglieri comunali di "Apriti Budrio"

27 dicembre 2022

Ecco il testo della mozione del gruppo di maggioranza:

 

Premesso e considerato che

Il Comune di Budrio si mobilita in conseguenza della situazione attuale di disparità e discriminazione a discapito delle donne, registrata a livello globale e in misura differente, a seconda degli aspetti sociali, politici e culturali del Paese in cui vive.

I dati a livello mondiale sono allarmanti, basti pensare che 43 paesi non hanno una legge per punire lo stupro commesso dal partner e più di 30 limitano il diritto delle donne a muoversi liberamente dalle proprie case. In 20 Paesi del mondo – fra cui la Russia – sono ancora in vigore i matrimoni riparatori, con leggi che consentono agli stupratori di sposare per evitare procedimenti penali (dal rapporto annuale dell’UNFPA  Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione). Dei circa 40 milioni di vittime di qualche forma di schiavitù (matrimoni forzati, traffico di esseri umani, lavoro sfruttato, etc) più di 7 su 10 sono donne. 

Unfpa ha misurato sia il potere delle donne di prendere decisioni autonome sul proprio corpo, sia quanto le leggi nazionali supportano o ostacolano il diritto di prendere tali decisioni. Il Rapporto mostra come nei paesi in cui i dati sono disponibili:

• solo il 55% delle donne ha piena autonomia decisionale sulla propria salute, sulla contraccezione e sul dire sì o no a un rapporto sessuale;

• solo il 71% dei paesi garantisce un accesso a servizi di assistenza alla maternità completi;

• solo il 75% dei paesi assicura un accesso completo e paritario alla contraccezione;

• solo circa l’80% dei paesi hanno leggi che supportano la salute e il benessere sessuale;

• solo circa il 56% dei paesi hanno leggi e politiche che supportano un’educazione sessuale completa;

C’è un filo rosso, però, che nega la repressione dei diritti in tutto il mondo. 

Ad esempio, Da quando, nell’agosto 2021, hanno assunto il controllo dell’Afghanistan, i talebani stanno violando i diritti delle donne e delle bambine all’istruzione, al lavoro e alla libertà di movimento, azzerando il sistema di protezione e sostegno per le donne che fuggono dalla violenza domestica, arrestando donne e bambine per minime infrazioni a norme discriminatorie e contribuendo all’aumento dei matrimoni infantili, precoci e forzati.

Il rapporto, inoltre, denuncia arresti, imprigionamenti, torture e sparizioni forzate di donne che prendono parte alle proteste contro le norme oppressive dei talebani.

Anche in un paese considerato come l’Italia si denuncia una cultura tendente a svalutare la donna, le sue competenze e, in generale, le sue possibilità, del resto i dati Istat sulla disoccupazione e sulle possibilità occupazionali non sono confortanti. Su diversi fronti le donne sono in condizione di inferiorità: sotto-valutate, sotto-pagate, sotto-collocate. In generale, valgono meno sul mercato – rispetto ai colleghi maschi –, faticano di più per conquistarsi un soddisfacente posto di lavoro e tenerselo stretto, perché lo spauracchio della gravidanza spinge il datore di lavoro ad assumere più i maschi che le femmine. Le laureate ricoprono più spesso dei laureati mansioni dove son richieste competenze inferiori rispetto alla loro preparazione e purtroppo anche in Italia le lavoratrici guadagnano meno, ovvero risentono del “gender gap”. 

il WEF ha pubblicato l’annuale report “Global Gender Gap Index”, che misura in 146 Paesi il divario di genere in termini di partecipazione economica e politica, salute e livello di istruzione. Nella graduatoria globale l’Italia risulta 63esima, mantenendo la stessa posizione della classifica 2021 dopo Uganda (61esima) e Zambia (62esima). A livello di Europa l’Italia è 25esima su 35 Paesi. A livello mondiale serviranno ancora 132 anni per colmare il gap di genere, alcune aree nel mondo, come quella europea e nord americana, presentano una situazione migliore: per l’Europa il gap potrebbe essere colmato fra 60 anni (59 anni per il nord America).

La violenza e le molestie sono un altro problema: le donne spesso non denunciano e quando lo fanno non sempre vengono adeguatamente protette, come dimostrano gli innumerevoli femminicidi, in cui l’assassino già era stato segnalato o denunciato.

In Italia, dal primo gennaio 2022 al 13 novembre sono 96 le donne uccise, di cui 84 in ambito familiare affettivo. Di queste 49 hanno trovato la morte per mano di congiunti, compagni, mariti, ex.  Nel 2021 il numero complessivo di vittime di femminicidio in Italia è stato di 106, dato in leggero aumento rispetto agli anni precedenti (96 nel 2019 e 102 nel 2020). Esiste una certa percentuale di sommerso (donne migranti, trans, sex-workers, vittime di tratta e sfruttamento, donne anziane o malate). Ma la violenza contro le donne è trasversale e colpisce tutte, senza distinzioni di appartenenza sociale. Il femminicidio (perpetrato in maggior misura da uomini che hanno o hanno avuto una relazione con la vittima) è la punta dell’iceberg di un problema più pervasivo e mondiale, visto che anche in Iran abbiamo assistito a violenti femminicidi, spesso camuffati goffamente dal regime come incidenti: il femminicidio non è solo un atto gravissimo, ma è in primis una cultura, una forma di pensiero e interpretazione della realtà che si estende a diversi livelli. 

Del resto le proteste in Iran, a seguito dell’uccisione di Mahsa Amini, hanno finalmente minato il sistema patriarcale della Repubblica islamica e le accese mobilitazioni hanno posto al centro la questione della libertà della donna, da troppo tempo minata.

Evidenziato che

dal 16 settembre 2022, a seguito della morte della 22enne Mahsa Amini arrestata dalla Polizia Morale per non aver indossato correttamente il velo, in tutto l’Iran è in atto una grande protesta di popolo innescata dalle ragazze e donne che, al grido nelle strade di “Donna, vita, libertà” e con i gesti rivoluzionari di gettare i loro hijab e tagliarsi ciocche di capelli, invocano il rispetto dei Diritti Umani e delle libertà fondamentali delle persone;

al loro fianco cresce l’adesione popolare alle proteste e alle manifestazioni di piazza, che coinvolgono sempre più ragazzi, uomini, lavoratori iraniani che chiedono migliori condizioni sociali e civili e il rispetto dei diritti delle donne e delle persone tutte;

la repressione delle Forze dell’Ordine e di polizia iraniane avrebbe già provocato la morte di oltre 300 persone secondo recentissime dichiarazioni di esponenti di sicurezza della Repubblica islamica dell’Iran, mentre le fonti delle Organizzazioni Non Governative, come Human Rights Activists, parlano di 451 morti tra i manifestanti e 60 tra le Forze dell’ordine, nonché di oltre 18mila persone arrestate;

impossibile ad oggi conoscere il numero preciso delle donne e ragazze uccise, non solo attiviste ma donne comuni che con incredibile coraggio sfidano la segregazione e la fortissima cultura patriarcale del Governo teocratico dell’Iran che nega ogni soggettività femminile;

in questi giorni è stata inoltre espressa dall’Unicef ferma condanna rispetto a tutte le violenze contro i minori, che risultano aver già causato la morte di oltre 50 bambini e bambine e il ferimento di molti altri durante i disordini pubblici, nonché profonda preoccupazione per le continue incursioni e perquisizioni condotte nelle scuole; I dati della repressione del regime iraniano nelle ultime settimane parlano di centinaia di persone uccise (e tra esse anche  minorenni), più di 13mila persone arrestate, fermate o scomparse. Cifre approssimative perché numeri ufficiali non ne esistono e i dati sono affidati al lavoro delle Ong per i diritti umani, che operano in clandestinità e in condizioni rischiose.

le manifestazioni di dissenso al regime non accennano a fermarsi nonostante la repressione indiscriminata, gli arresti, le condanne a morte e le uccisioni di donne, uomini e minori;

ciò che sta accadendo in Iran viola sistematicamente e tragicamente le Convenzioni Internazionali di tutela della Persona umana a cominciare dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, nonché la Convenzione del Consiglio d’Europa (Istanbul 2011) di contrasto della violenza di genere; 

Sottolineato che

i movimenti femminili a sostegno dei diritti umani e contro le violenze, per le libertà democratiche e per la pacifica convivenza tra popoli e persone, sono attivi in molti altri Paesi liberticidi e intolleranti dove la soggettività e i diritti della donna e della persona non vengono riconosciuti;

la condizione impari e di insicurezza delle ragazze e delle donne appare in ulteriore arretramento in molte zone del mondo e anche in Europa, a causa di molteplici fattori discriminanti agiti contro i loro diritti e acuiti dalle guerre, dalla pandemia, dalle crisi economiche conseguenti;

le violenze e le restrizioni a cui sono sottoposte le donne in Iran sono alla base di una rivolta popolare che coinvolge uomini e donne volta ad ottenere libertà e diritti

il rispetto dei diritti delle donne, la parità di genere, la lotta alla violenza porta ad un benessere generalizzato della società tutta,

Ricordando che 

Il comune di Budrio:

b) è ente democratico che crede nei principi europeistici, della pace e della solidarietà;

4 Il Comune riconosce nella Carta Costituzionale, espressione dei valori della Resistenza, nella Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea e nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo le fonti giuridiche primarie della propria autonomia istituzionale, il riferimento ideale per la promozione economica e sociale della popolazione dalla quale trae il mandato di rappresentanza elettorale 

2. Il Comune ispira la sua azione ai valori di equità, di solidarietà, di giustizia sociale; concorre all’affermazione della pace e della libertà finalizzando la sua iniziativa alla promozione e alla attuazione dei principi costituzionali.

(statuto del comune di Budrio, TITOLO I Principi generali ART. 1 Autonomia statutaria e ART.2 Finalità)

Affermando che 

Il Comune di Budrio si unisce a chi combatte per la libertà, l’uguaglianza, i diritti delle donne   e  si riconosce nello slogan “Donna, vita, libertà”

Il Consiglio comunale 

  • Condanna la sanguinosa repressione agita per volontà del Governo della Repubblica islamica dell’Iran e invoca la immediata cessazione di tutte le violenze in corso contro manifestanti e dissidenti, in quanto costituiscono sistematica violazione dei Diritti Umani e dei Minori in quel Paese.
  • Aderisce ed esprime solidarietà alla causa e alla lotta delle donne iraniane e del popolo iraniano per l’affermazione della libertà e soggettività femminile, dei diritti fondamentali della Persona e della pacifica e civile convivenza.
  • Rilancia la necessità di un impegno internazionale e transnazionale di supporto ai movimenti femminili che non solo in Iran ma in altri Paesi martoriati si stanno battendo per il rispetto dei Diritti umani e la sicurezza e protezione delle donne, a cominciare dalla attuazione dei princìpi contenuti nella Convenzione del Consiglio d’Europa (Istanbul 2011) per il contrasto della violenza di genere.
  • Si impegna a risollecitare, dalle sedi Regionali di riferimento, una presa di posizione del Governo italiano di ferma condanna verso le gravissime violazioni perpetrate in Iran, invitando a condizionare ogni relazione con il Governo iraniano al rispetto dei Diritti umani e fondamentali delle sue cittadine e cittadini. 
  • Si impegna a trasmettere questa mozione al Parlamento europeo per sollecitare l’Unione europea a una mobilitazione affinché il governo iraniano risponda alle richieste di questa rivoluzione che non riguarda solo le donne, ma il popolo tutto e una parte importante della gioventù che si è unita in questa sorta di nuova primavera iraniana. Un popolo che, con la sua rivoluzione, sta dimostrando quanto sia forte e impellente l’esigenza di affermare per tutti i diritti di uguaglianza e democrazia e di fronte a questo non possiamo restare inerti.