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Viva la Resistenza! Le nostre iniziative per il 25 aprile

Aggiornato il: apr 25


Sarà un 25 aprile diverso da come lo abbiamo sempre vissuto e festeggiato. Confinati nelle nostre case, fisicamente lontani dalle piazze e dai monumenti, il digitale diventa luogo di incontro, condivisione e memoria. E noi facciamo in modo che sia così, fino in fondo.


Dedichiamo a questo tema la settimana che incomincia e gli anniversari ci aiutano a cadenzare le iniziative che abbiamo programmato:


  • Lunedì 20 aprile: 75° anniversario della L iberazione di Budrio

  • Sabato 25 aprile: Festa della Liberazione d'Italia


Partiamo proprio dalla storia del nostro territorio con approfondimenti su Budrio e Bologna, per arrivare ad allargare lo sguardo all’attualità, con una parte del dibattito storico, giornalistico e mediatico che, deliberatamente, sminuisce lo straordinario valore della Resistenza e del 25 aprile. Un’operazione revisionista di cui si intravedono le finalità, ma che si realizza senza considerare adeguatamente il contesto in cui si produsse quello sforzo di popolo per rifondare profondamente un paese.

Due appuntamenti in diretta Facebook con ospiti autorevoli (gli incontri saranno poi disponibili su tutti i nostri canali). E poi contenuti di grande valore come video e approfondimenti che ci accompagneranno per tutta la settimana.



ECCO I CONTENUTI PUBBLICATI


Abbiamo creato unmotivo grafico per le immagini del profilo facebook per celebrare insieme la Resistenzae il 75° anniversario della Liberazione. (clicca qui per vederlo e per usarlo)

Il 20 aprile Budrio è libera!

Il video Budrio 20 aprile 1945: c'ero anch'io

Un video realizzato un po' di anni fa dall'Istituto Storico Parri - Emilia-Romagna con le scuole di Budrio ricorda quel giorno, attraverso i racconti di testimoni tra cui Claudio Galli, Laura Stagni, altri ex partigiani e testimoni. GUARDA IL VIDEO


La diretta facebook sulla Liberazione di Budrio

21 aprile 1945 - Bologna è libera!

In piazza del Nettuno, nel cuore della città di Bologna, i fascisti ed i nazisti erano soliti fucilare i partigiani e gli antifascisti per poi lasciarne esposti i corpi. Per spregio, sul muro di palazzo d’Accursio, avevano scritto: posto di ristoro per i partigiani.


Il 21 aprile gli alleati entrarono in una Bologna già libera e, immediatamente, le donne cominciarono a mettere proprio sul quel muro le foto dei loro famigliari caduti durante la Resistenza: via via quella parete si trasformò in un luogo della commemorazione, del cordoglio, del rispetto per chi aveva combattuto ed era stato ucciso per la liberazione e i cittadini portarono fiori e ricordi. Dopo pochi giorni, il muro fu completamente ricoperto di fotografie: chi portava una fototessera, chi la foto del matrimonio, chi la foto ricordo di un momento felice. Nasce così, dalle donne e dai cittadini, l’idea del sacrario dei partigiani.


Nel 1955 il sindaco Dozza inaugurò il sacrario progettato dall’architetto Giuseppe Vaccaro che aveva tenuto conto del suggerimento dato nel giorno stesso della liberazione.

«Sembra l’inizio di un mondo nuovo» Giuliana Tomba e i giorni della Liberazione di Budrio e Bologna. Leggi l'articolo

The Forgotten Front - il documentario sulla Resistenza a Bologna

Il fronte dimenticato rievoca l’espressione che usò il “New York Times” l’11 dicembre 1944, quando l’avanzata alleata in Italia si fermò per molti mesi, congelata dall’inverno, lasciando alla Resistenza l’onere di combattere i nazifascisti sul terreno. Realizzato con filmati d’epoca, è frutto di una laboriosa ricerca che ha permesso di recuperare materiali cinematografici e fotografici inediti. Molto altro materiale è stato recuperato attraverso una ricerca in archivi italiani e stranieri. Il rigore della ricostruzione è garantito dal contributo degli storici intervistati che collocano i fatti nel loro contesto storico.

Il biglietto virtuale per la visione del film, in vendita da venerdì 17 aprile, avrà un costo di € 3 e sarà valido 24 ore, dalle ore 19.30 di ciascun giorno.

Clicca qui per accedere alla pagina mymovies/cineteca-bologna

Giovedì 23 aprile Cinzia Venturoli ha parlato in diretta facebook sull pagina del Museo del Risorgimento di Bologna del ruolo delle donne durante la Resistenza. Per rivedere il video, clicca qui.

«45.000 resistenti uccisi sul territorio italiano; [...] i partigiani non deportavano, non facevano sistematicamente strage di civili e non avevano campi di concentramento o carceri dove internare traditori e nemici.»

La storia va raccontata tutta e, soprattutto, ogni evento va inserito nel suo contesto storico, politico e culturale.


L'autore di questo articolo, che potete leggere intero qui, lo storico Carlo Greppi è intervenuto venerdì 24 aprile in diretta facebook con Giulio Pierini (segretario circolo PD Budrio) e Cinzia Venturoli (Università di Bologna).

Bella Ciao è di tutti, perché di tutti è la Liberazione. Tutti - anche chi la ha avversata - hanno potuto esprimere le proprie opinioni quando l'Italia si è liberata ed è diventata una democrazia.


è un 25 aprile strano, ce lo siamo detti spesso durante questa ricca settimana di appuntamenti. è un 25 aprile importante, 75 anni sono tanti da quel 25 aprile 1945 e l'attualità spesso mette in discussione valori e certezze.

Il 25 aprile è la festa della Liberazione, una festa di tutti.

Questa mattina abbiamo portato dei fiori (dei garofani, per la precisione) alla lapide dedicata ai partigiani budriesi, al Parco della Rimembranza. Eravamo da soli, pieno rispetto delle regole del lockdown, ma lo abbiamo fatto come gesto di tutti.


Edward Reep, artista di guerra della V Armata americana che nel 1944-45 attraversa la penisola italiana, fu tra i primi ad entrare in Piazza Maggiore a Bologna il giorno della liberazione. Quella piazza  gli rimase talmente impressa che quando ritornò negli USA dipinse quel muro che poi divenne il sacrario ai partigiani. Il quadro è oggi conservato allo Smithsonian Museum di Washington. 

Negli eserciti, durante le pause dalle lunghe marce forzate oppure alla fine di una battaglia, era consuetudine ritrovarsi la sera, stremati, e fare un po’ di musica. Con qualunque strumento: un flauto di plastica, una canna con dei buchi, spesso autocostruiti e rozzi. Ad Anzio, Edward Reep aveva un flauto di plastica che si era costruito da solo, ma all’arrivo a Bologna possedeva un’ocarina, la stessa che Susan Reep, la figlia, conserva ancora. Sarebbe molto interessante sapere quando e come entrò in possesso del soldato Edward. Se passò per Budrio nei giorni della Liberazione, o se l’ottenne scambiandola, come ha fatto per la sua macchina fotografica, con tre libbre di caffè. Lui stesso, raccontando questa storia in un bellissimo documentario americano del 2000, “They Drew Fire- Combat Artists of WW2”, suona, con uno di questi rudimentali strumenti a fiato, la canzone che tutti preferivano: “Lili Marlene"

Susan Reep, la figlia di Edward, ci ha inviato questo video dall'America



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