• Budrio Più

Festa della Repubblica, buon 2 giugno Budrio!

Il 2 giugno 1946 gli aventi diritto al voto erano 28 milioni (28.005.449), i votanti furono quasi 25 milioni (24.946.878), pari all’89,08%. Per la prima volta potevano votare tutte le donne italiane.

In quell’occasione i cittadini e le cittadine italiane scelsero fra Monarchia e Repubblica ed elessero i 556 deputati che scrissero, discussero, approvarono la Costituzione: fra questi le 21 madri della Repubblica democratica.

A Budrio, per il Referendum del 2 giugno 1946, il 78,53 dei cittadini andò a votare per la Repubblica.


Per ricordare il 2 giugno 1946 e tutte le donne e gli uomini che combatterono, diedero la vita, si impegnarono, agirono in modo collettivo, furono cittadini attivi, allora e in tutti questi 73 anni, questa mattina eravamo in piazza Filopanti.



Qui abbiamo letto alcuni brani per riflettere sul presente e costruire il futuro. Eccoli


Il 1946 di Alba de Céspedes, in Processo al 1946, numero speciale di “Mercurio”

Né posso passare sotto silenzio il giorno che chiuse una lunga e difficile avventura, e cioè il giorno delle elezioni. Era quella un’avventura cominciata molti anni fa, prima dell’armistizio, del 25 luglio, il giorno – avevo poco più di vent’anni – in cui vennero a prendermi per condurmi in prigione. Ero accusata di aver detto liberamente quel che pensavo. Da allora fu come se un’altra persona abitasse in me, segreta, muta, nascosta, alla quale non era neppure permesso di respirare. È stata sì, un’avventura umiliante e penosa. Ma su quel segno in croce sulla scheda mi pareva di aver disegnato uno di quei fregi che sostituiscono la parola fine. Uscii, poi, liberata e giovane, come quando ci si sente i capelli ben ravviati sulla fronte.


Palmiro Togliatti alla Costituente Discorsi all’Assemblea Costituente sul progetto di Costituzione 11 Marzo 1947

Noi siamo responsabili del futuro verso i nostri figli, verso i nostri nipoti. Per questo facciamo una nuova Costituzione, cioè vogliamo fondare un ordinamento costituzionale nuovo, tenendo conto di quello che è accaduto, cioè tirando le somme di un processo storico e politico che si è concluso con una catastrofe nazionale.

Per questo, vogliamo non una Costituzione afascista, ma antifascista. Quando diamo questo appellativo alla Costituzione che stiamo per fare, intendiamo precisamente dire che la Costituzione ci deve garantire, per il suo contenuto generale e per le sue norme concrete, che ciò che è accaduto una volta non possa più accadere, che gli ideali di libertà non possano più essere calpestati, che non, possa più essere distrutto l’ordinamento giuridico e costituzionale democratico, di cui gettiamo qui le fondamenta.

[…]abbiamo cercato di arrivare ad una unità; cioè di individuare quale poteva essere il terreno comune sul quale potevano confluire correnti ideologiche e politiche diverse, ma un terreno comune che fosse abbastanza solido perché si potesse costruire sopra di esso una Costituzione, cioè, un regime nuovo, uno Stato nuovo e abbastanza ampio per andare al di là anche di quelli che possono essere gli accordi politici contingenti dei singoli partiti che costituiscono, o possono costituire, una maggioranza parlamentare. Ritengo questo sia il metodo che doveva e deve essere seguìto se si vuol fare opera seria.



Aldo Moro alla Costituente, 13 marzo 1947

e Aldo Moro, Attualità e valori della Costituzione, Il Popolo, 30 dicembre 1977

“Non possiamo fare una Costituzione afascista, cioè non possiamo prescindere da quello che è stato nel nostro Paese un movimento storico d’importanza grandissima il quale nella sua negatività ha travolto per anni la coscienza e le istituzioni. Non possiamo dimenticare quello che è stato, perché questa Costituzione oggi emerge da quella Resistenza, da quella lotta, da quella negazione, per le quali ci siamo trovati insieme sul fronte della resistenza e della guerra rivoluzionaria ed ora ci troviamo insieme per questo impegno di affermazione dei valori supremi della dignità umana e della vita sociale. Non avremmo ancora detto nulla se ci limitassimo ad affermare che l’Italia è una repubblica, o una repubblica democratica”.

La Costituzione repubblicana rappresenta il solido fondamento della nostra convivenza civile. In essa si rispecchiano, in modo armonioso, diverse tradizioni, culture, sensibilità ad esperienze politiche. Non si tratta di un mediocre compromesso, ma di un atto di grande responsabilità, nel rispetto di tutti verso tutti, garanzia perciò di pace, pur nel tumulto delle cose nella vita sociale e politica. Chi ha vissuto il momento della elaborazione dello storico documento non può dimenticare l’elevatezza del dibattito, la passione civile, la concordia nazionale nell’affermazione di alcuni valori essenziali della nostra vita associata. Saremo oggi meno coraggiosi e meno responsabili? Io credo di no. Sappiamo dunque che un patto ci unisce pur in presenza della diversità e delle divergenze che hanno pieno diritto di esistere nel nostro sistema. Ma proprio per questo è importante che il patto ci sia, che esso venga rispettato, che costituisca punto di riferimento costante della nostra vita politica.


Sandro Pertini, Messaggio alle Camere 9 luglio 1978 e Messaggio di fine anno - 1979

L’Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, si colmino i granai, sorgente di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire.

Ma dobbiamo operare perché, pur nel necessario e civile raffronto fra tutte le ideologie politiche, espressione di una vera democrazia, la concordia si realizzi nel nostro paese.

Bisogna sia assicurato il lavoro ad ogni cittadino. La disoccupazione è un male tremendo che porta anche alla disperazione. […]

Bisogna risolvere il problema della casa, perché ogni famiglia possa avere una dimora dignitosa, dove poter trovare un sereno riposo dopo una giornata di duro lavoro.

Deve essere tutelata la salute di ogni cittadino, come prescrive la Costituzione.

L’Italia ha bisogno di avanzare in tutti i campi del sapere, per reggere il confronto con le esigenze della nuova civiltà che si profila. Gli articoli della Carta costituzionale che si riferiscono all’insegnamento e alla promozione della cultura, della ricerca scientifica e tecnica, non possono essere disattesi.

Questo diciamo, perché vogliamo la libertà, riconquistata dopo lunga e dura lotta, si consolidi nel nostro paese. E vada la nostra fraterna solidarietà a quanti in ogni parte del mondo sono iniquamente perseguitati per le loro idee.

Bisogna che la Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli, umana con i deboli e i diseredati. Così l’hanno voluta coloro che la conquistarono dopo venti anni di lotta contro il fascismo e due anni di guerra di liberazione, e se così sarà oggi, ogni cittadino sarà pronto a difenderla contro chiunque tentasse di minacciarla con la violenza. Contro questa violenza nessun cedimento. Dobbiamo difendere la Repubblica con fermezza, costi quel che costi alla nostra persona… Siamo decisi avversari della violenza, perché siamo strenui difensori della democrazia e della vita di ogni cittadino.

Ecco perchè noi dobbiamo e vogliamo difendere la Repubblica. La vogliamo difendere, ripeto, per non perdere, perchè il nostro popolo non sia ricacciato indietro, vogliamo difenderla la Repubblica perchè non vogliamo che i nostri giovani debbano conoscere l'amara esperienza che abbiamo conosciuto noi. Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale, amici che mi ascoltate, stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza, Quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi.

Io credo nella nostra gioventù, a differenza di molti anziani che in questo momento mi ascoltano.


Tina Anselmi inTina Anselmi (con Anna Vinci ), Storia di una passione politica, Sperling & Kupfer, 2006

La nostra storia ci dovrebbe insegnare che la democrazia è un bene delicato, fragile, deperibile, una pianta che attecchisce solo in certi terreni, precedentemente concimati, attraverso la responsabilità di tutto un popolo. Dovremmo riflettere sul fatto che la democrazia non è solo libere elezioni, non è solo progresso economico. È giustizia, è rispetto della dignità umana, dei diritti delle donne. È tranquillità per i vecchi e speranza per i figli. È pace.

30 visualizzazioni

© 2023 by House of Keto. Proudly created with Wix.com