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Donne e uomini antifascisti e partigiani, nati o residenti a Budrio

Aggiornato il: apr 17

Ormai molti anni fa una enorme ricerca aveva portato alla pubblicazione del Dizionario Biografico "Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese (1919-1945)", a cura di A. Albertazzi, L. Arbizzani, N. S. Onofri.


Lo abbiamo riguardato e, salvo involontari errori, abbiamo scoperto che vi sono censite 592 persone nate o residenti a Budrio, un numero davvero consistente di uomini e donne che si opposero al fascismo sia durante il ventennio sia durante la Resistenza e, ne siamo convinti, molti altri nostri concittadini, pur non avendo avuto un riconoscimento ufficiale, si impegnarono in quella lotta di resistenza.



Erano uomini e donne, spesso con una istruzione che si fermava alle scuole elementari, cosa non certo rara in quegli anni, erano dirigenti delle Leghe, dei partiti, avevano ruoli nell’amministrazione comunale, erano braccianti, mezzadri, coloni, operai, studenti, avevano idee diverse, erano socialisti, comunisti, repubblicani, del partito popolare ed erano tutti accomunati dalla volontà di costruire una Italia libera, giusta, equa, antifascista.


Le loro età erano diverse: chi, nato nell’800, aveva fatto attività fin dagli anni Venti, e prima ancora, ed aveva per questo subito condanne, carcere e confino, chi, nel fior degli anni, pur cresciuto in un regime che aveva educato a “credere, obbedire, combattere” aveva compreso la necessità di ribellarsi alle ingiustizie, alla guerra, alla dittatura. Uomini e naturalmente anche donne che rifiutavano l’imposizione di un modello che le voleva lontano dalla politica.


Le loro azioni furono le più diverse, chi andò, negli anni ’30, a combattere in Spagna, chi, dopo l’8 settembre 1943, si unì alla Resistenza nei Balcani e in Grecia, chi entrò nelle brigate partigiane, chi si occupò della propaganda clandestina, chi degli scioperi, chi teneva i collegamenti. Ognuno di loro sapeva di rischiare, ogni giorno, la vita, in molti furono uccisi, molti conobbero il campo di concentramento.


Abbiamo selezionato 18 biografie da presentare qui e che ci accompagneranno su facebook nel mese di aprile, ma qui si può leggere l'elenco completo dei partigiani e partigiane di Budrio.


Le schedine presenti nel testo sono dell'Istituto Parri della città metropolitana di Bologna, che ringraziamo per averle messe a disposizione di questo approfondimento.


Bentivogli Luigi da Alfredo e Amedea Fontana; n. il 28/1/1914 a Budrio; ivi residente nel 1943.

Inabile. Orologiaio con negozio nel capoluogo. Sospettato di avere acquistato armi, venne arrestato dai tedeschi mentre più intensa era l'azione partigiana nel budriese. Del suo arresto fu fatta menzione in tal modo: «Comando Germanico di Presidio. AVVISO. Avverto che è stato arrestato un cittadino di questo comune che collaborava con i ribelli acquistando armi. Detto cittadino sarà fucilato per primo se saranno compiuti i seguenti atti di sabotaggio: 1) sabotaggio ai telefoni; 2) sabotaggio ai ponti ed alle vie; 3) sabotaggio contro le trebbiatrici; 4) attentati a mano armata contro le Forze Germaniche ed Italiane in servizio coi Germanici; 5) azione da parte dei ribelli, di qualsiasi genere, nel territorio di mia giurisdizione. Il Comandante Germanico di Presidio. Budrio, 25 luglio 1944». Venne fucilato al ponte di S. Martino (fra Budrio e Molinella), alle ore 4.30 del 26/7/1944. Sui muri degli abitati fu affisso questo manifesto: «Comando Tedesco di Presidio. Nel territorio di mia giurisdizione sono stati consumati i seguenti reati: 1° un attentato contro un soldato tedesco da parte dei partigiani. 2° È seguito un attentato contro una macchina agricola. Secondo il proclama del Comando Militare Germanico, in data 21/7/44, sono puniti con la morte gli attentati contro i soldati tedeschi e quindi contro il raggiungimento dei fini della nuova Europa. Oggi 26/7/44 è stato fucilato, per i fatti di cui sopra, un italiano, il quale si è reso colpevole di aver aiutato e protetto le bande dei partigiani. Il Comando Tedesco di Presidio. Budrio 26/7/44». [AR]




Biavati Enea

da Alfonso e Maria Badiali; n. il 29/8/1893 a Budrio.

Muratore. Iscritto al PSI dal 1913. Ancora giovanissimo divenne attivista sindacale e poi capolega. Nel 1920 a Budrio, unitamente a Luigi Fabbri fu uno dei dirigenti dello sciopero agrario che si concluse con il concordato Paglia-Calda. Nel 1920 fu eletto consigliere comunale e nel 1921 organizzò la difesa della sezione del PSI quando venne assalita e incendiata dalle squadre di Italo Balbo. L'1/6/21 fu bastonato a Budrio dai fascisti. Bandito da Budrio nel 1921, emigrò a Roma, dove poté restare pochi anni perché fu nuovamente espulso. Ritornato a Budrio, venne di nuovo perseguitato e ripetutamente bastonato. Arrestato nel 1930 fece una lunga detenzione in carcere e un più lungo soggiorno al confino. Emigrò all'estero per rientrare in Italia negli anni della guerra. Riprese l'attività politica e nel settembre 1942 partecipò, in rappresentanza di Budrio, alla riunione che si tenne nello studio di Carmine Mancinelli*, in via Castiglione 23, per la ricostituzione della federazione del PSI. Militò nella 5a brg Bonvicini Matteotti e rappresentò il partito nel CLN comunale di Budrio. Il giorno della Liberazione, su designazione del CLN, assunse la carica di vice sindaco. [O]


Canova Marcello

da Giuseppe ed Emilia Sartoni; n. il 17/3/1901 a Budrio.

Tipografo. Iscrittosi al PCI nel 1924, dopo le leggi eccezionali fasciste del novembre 1926 e lavorò nell'apparato clandestino del partito all'estero. Rientrò più volte «illegalmente» in Italia con compiti di organizzazione politica. Particolarmente intensa fu la sua attività nel Veneto e a Padova in particolare (dove agì con lo pseudonimo di Roversi). Il suo contributo andò nella preparazione e nella stampa di giornali dedicati ai giovani militari, sviluppando il proprio mestiere e la propria funzione di propagandista. Latitante, fu investito dalla sentenza del 17/7/34 dalla quale fu stralciato. Non a caso una serie di militanti comunisti padovani processati il 17/4/36 furono esplicitamente accusati per avere, nel 1934-35, diffuso per le strade, spedito per posta ed affisso volantini con «denuncia della guerra di Abissinia, opposizione al servizio pre e post militare, appelli agli operai perché facciano valere i loro diritti presso i sindacati fascisti». Arrestato il 30/4/35, dopo una lunga fase istruttoria, con sentenza del 5/6/35 venne rinviato al Tribunale speciale che il 24/1/36 lo condannò a 22 anni di carcere e a 5 di vigilanza speciale. Scontò la pena nei penitenziari di Turi (BA), Pianosa (LI), Portolongone (LI) e Saluzzo (CN) . In quest'ultimo carcere non arrivò la liberazione dei prigionieri politici conseguente al crollo del fascismo ed all'avvento del governo Badoglio. Per questa ragione vi restò rinchiuso fino al 26/11/44 (con lui vennero liberati almeno altri due antifascisti che avevano subito la stessa sorte: i bolognesi Enrico Bonazzi * e Alcibiade Palmieri *). In carcere studiò intensamente. Le dure condizioni sopportate nei nove anni di carcere lo portarono a contrarre la tubercolosi polmonare. Liberato, si portò nel ferrarese dove si mise in contatto con l'organizzazione comunista locale e militò nella 35a brg Rizzieri. Riconosciuto partigiano dall' 1/9/ 44 alla Liberazione. [AR]



Farina Albino

da Sante e Maria Testi; n. il 23/6/1907 a Budrio; ivi residente nel 1943.

Licenza elementare. Cappellaio. Antifascista, partecipò attivamente alla lotta di liberazione. L'8/9/43 si assunse personalmente il compito di smistare nei vari magazzini il grano depositato all'ammasso perché non venisse asportato dai tedeschi. Fu attivo nella 4a brg Venturoli Garibaldi e contribuì alla costituzione a Budrio del CLN comunale del quale divenne presidente. Riconosciuto patriota dall’1/8/44 alla Liberazione. [AQ]


Fornaciari Lea

da Amilcare ed Emma Pasquali; n. il 28/10/1928 a Budrio.

Nel 1943 residente a Castenaso. Licenza elementare. Casalinga. Militò nella 7a brg GAP Gianni Garibaldi e operò a Minerbio, ad Altedo, a S. Giovanni in Persiceto. Fu una delle staffette più attive della brg. Dopo la battaglia di Porta Lame del 7/11/44, nonostante i numerosi posti di blocco istituiti dalle brigate nere, riuscì a trasportare a Cà de' Fiori (Bolognina - Bologna) le biciclette necessarie per trasferire a Castenaso i partigiani della 4a brg Venturoli Garibaldi. Riconosciuta partigiana dall’1/5/44 alla Liberazione. [AQ]


Galli Claudio, «Guerra»

da Medardo e Olimpia Piazzi; n. il 18/7/1926 a Budrio; ivi residente nel 1943.

Licenza elementare. Meccanico. Militò nel btg Pasquali della 4a brg Venturoli Garibaldi con funzione di capo squadra e operò a Budrio. Riconosciuto partigiano con il grado di sergente maggiore dall'1/8/44 alla Liberazione.



Gamberini Ernesto

da Alberto ed Elvira Cuppini; n. il 29/5/1901 a Budrio. Nel 1943 residente a Bologna.

Licenza elementare. Muratore. Militò nella 4a brg Venturoli Garibaldi. Rastrellato il 19/11/44, venne rinchiuso nel carcere di S. Giovanni in Monte (Bologna) fino all'8/1/45. Successivamente fu deportato a Mauthausen e Gusen (Austria) dove morì il 21/4/1945. Il 9/12/49 il ministero degli esteri comunicò ufficialmente la data del suo decesso. Riconosciuto partigiano con il grado di tenente dall'1/5/44 alla Liberazione


Gotti Vincenzo

da Carlo e Celestina Magli; n. il 26/7/1891 a Budrio. Nel 1943 residente a Bologna.

Avvocato. Nell'immediato primo dopoguerra con mons. Marcello Mimmi* e Augusto Baroni* diede vita al primo gruppo del Vangelo. Svolse un'intensa attività per il rinnovamento della presenza sociale delle Conferenze di S. Vincenzo bolognesi. Impegnato nel PPI, ne fu l'ultimo segretario provinciale di Bologna. Fece parte del consiglio comunale di S. Giovanni in Persiceto. Eletto consigliere provinciale di Bologna. Il 4/1/25 si dimise condividendo il contenuto dell'ordine del giorno di protesta della giunta esecutiva del PPI di Bologna, che contribuì a redigere. «Di fronte alle violenze che hanno funestato la città di Bologna e alle devastazioni compiute nella sede della Sezione di Bologna del PPI e dell'Unione del Lavoro» dai fascisti armati, ritenne che «tali atti disonorano la nostra città e l'Italia portando la lotta politica al livello delle fazioni dei paesi incivili». Si augurò «che tutti i popolari della Provincia, trovino in queste persecuzioni l'incitamento a ravvivare la loro pura fede e a moltiplicare le loro energie, convinti che solo dal nostro programma e dai nostri metodi ispirati ai principi cristiani, potrà sorgere per la nostra Patria, un avvenire degno delle sue tradizioni e delle sue grandezze». Vicino alle posizioni di Fulvio Milani*, fu tra i redattori e i sostenitori de “La Sorgente”, sulla quale scrisse alcuni articoli significativi. In particolare, quelli in polemica con Giovanni Gentile e quello dedicato all'ultimo congresso nazionale del PPI, al quale prese parte come delegato. Di fronte alle divisioni in campo cattolico sull'atteggiamento da tenere nei riguardi del regime fascista, sintetizzò cosi la propria posizione: «procedere per la propria via, dove si vede la verità, e difenderla con la maggior possibile energia, anche con la lotta, se occorre, escludendo i colpi mortali, beninteso. Che se taluno si chiedesse come mai possono due che cosi si sono accapigliati tra di loro, trovarsi la mattina appresso l'uno accanto all'altro al banchetto dell'Amore fraterno e recitare la preghiera: "Infondi in noi, o Signore, lo spirito della tua carità, affinché quelli che hai saziati dei Sacramenti pasquali, renda per tua bontà concordi" risponderei che in più modi può spiegarsi la cosa [...]. E cosi si arriva a concludere che codesta deprecata e deprecabile e dolorosa divisione di animi è purtroppo una delle tristezze di questa nostra valle di lagrime e che null’altro resta a fare per vincerla che alimentare ciascuno in sé la fiamma della carità più che sia possibile e poi scendere in campo a difendere con tutte le proprie forze la verità». [A]


Guglielmi Dante

da Ubaldo e Clementa Bonfiglioli; n. il 22/3/1911 a Budrio; ivi residente nel 1943.

Bracciante. Partecipò alla guerra di liberazione in Jugoslavia. Militò nella brg Garibaldi della div Italia. Cadde in combattimento a Bresovac il 27/4/1945. Riconosciuto partigiano dal 19/11/44 al 27/4/45. Gli è stata concessa la medaglia d'argento alla memoria con la seguente motivazione: «Comandante di plotone di grande perizia, guidava i suoi dipendenti con l'esempio infondendo loro spirito combattivo e sprezzo del pericolo. Durante un attacco di una munita posizione avversaria, mentre alla testa del suo reparto assaltava un fortino, veniva gravemente ferito da una raffica di fuoco nemico. Prima di morire, trovava la forza di lanciare contro il nemico in fuga le ultime bombe a mano di cui era in possesso e di incitare alla lotta i suoi uomini». Bresovac (Jugoslavia) 27 aprile 1945.


Melloni Enzo, «Enrico»

da Enrico e Augusta Piana; n. il 25/7/1922 a Budrio. Nel 1943 residente a Bologna. Licenza elementare. Operaio meccanico. Militò nella 66a brg Jacchia Garibaldi e operò nella valle dell’Idice. Verso la metà dell'ottobre 1944, con altri partigiani della sua formazione, iniziò la marcia di avvicinamento a Bologna per partecipare a quella che si riteneva l'imminente insurrezione popolare. La sera del 20/10 sostò nella base partigiana allestita nella casa colonica della famiglia Maccagnani in via Mezzocavallo a Vigorso (Budrio). Nella notte i tedeschi, avvertiti da una spia, circondarono la casa. La mattina del 21/10/1944 prese parte a quella che fu chiamata la «battaglia di Vigorso» e cadde con altri 8 partigiani. Solo pochi riuscirono a rompere l'accerchiamento e a porsi in salvo. Quando i tedeschi penetrarono nella casa colonica fucilarono 5 membri della famiglia Maccagnani e due bolognesi sfollati. Riconosciuto partigiano dall'1/11/43 al 21/10/44. [O]



Natali Erminia

da Alfonso e Adelina Parmeggiani; n. il 22/4/1903 a Budrio. Nel 1943 residente a Bologna.

3ª elementare. Casalinga. Militò nel btg Pasquali della 4ª brg Venturoli Garibaldi e operò a Bologna. Incarcerata a Bologna il 19/11/44, venne internata nel campo di concentramento di Bolzano dal 23/12/44 al 30/4/45. Il marito Ernesto Gamberini cadde nella Resistenza. Riconosciuta partigiana con il grado di sottotenente dall'1/3/44 alla Liberazione.


Nenzioni Roberto

da Giuseppe e Caterina Puccetti; n. il 7/1/1909 a Camugnano.

Nel 1943 residente a Castel S. Pietro Terme. Laureato. Sacerdote. Nominato parroco di Vedrana (Budrio), durante la lotta di liberazione militò nella 66ª brg Jacchia Garibaldi. Riconosciuto partigiano dall'l/3/44 alla Liberazione. Morì a Bologna, presso l'ospedale Maggiore il 29/4/1945 per tifo addominale e acuta uremia. [AQ]


Rocca Paola, «Paola»

da Ercole e Elena Marabini; n. il 25/1/1924 a Budrio. Nel 1943 residente a Bologna.

Licenza elementare. Operaia al calzaturificio Montanari. Nel 1942 partecipò ad una manifestazione di fabbrica per aumenti salariali che, in parte, furono concessi. Subito dopo l’8/9/43 divenne staffetta per un gruppo partigiano con base situata nei pressi di Pontevecchio. L'l/3/44 partecipò allo sciopero generale degli operai di fabbrica e al corteo che, attraversando le vie cittadine, si diresse davanti alla prefettura. Qui fece parte di una delegazione che si recò a protestare per l'arresto di sette donne, avvenuto nel corso della manifestazione. A seguito di perquisizioni delle brigate nere fu fermata insieme al padre il 14/3/44 e portata al comando di via S. Mamolo, dove fu trattenuta per un giorno e più volte interrogata. Militò nella 1a brg Irma Bandiera Garibaldi. Nel corso di un rastrellamento effettuato dai tedeschi nella zona di Pontevecchio il 14/11/44 fu catturata insieme a Bruno Pasquali* ed a Walter Busi*. Incarcerata con gli altri in S. Giovanni in Monte, dopo sette giorni fu portata al comando delle SS in via S. Chiara. Interrogata, riuscì a difendersi e fu rilasciata il 23/11/44. Riconosciuta partigiana dal 9/9/43 alla Liberazione. [AR-B] Testimonianza in RB3.


Scanabissi Albino

da Enrico e Maria Luigia Bertocchi; n. il 28/12/1881 a Budrio. Residente a Bologna. Facchino. Antifascista. Il 9/2/31 fu arrestato perché sorpreso a cantare, con un accompagnamento di mandolino, “l'Internazionale”. Il 24/2 venne condannato a 10 giorni di reclusione e a 100 lire di multa per esecuzione di «canzonette offensive per il Regime fascista». Il 7/12/37 subì un nuovo arresto perché «prese a declamare» in un'osteria di via del Pratello (Bologna), «alcuni versi d'intonazione sovversiva». Questa volta la commissione provinciale, poiché «è solito cantare stornelli e canzoni antifasciste», lo assegnò al confino per un anno. Andò a Venafro (CB) dove restò sino al 3/10/38. Il 21/3/42 subì un terzo arresto per «propaganda antinazionale e disfattismo» per cui venne deferito al Tribunale speciale. Il 15/7/42 fu condannato a 2 anni di reclusione e rinchiuso a Fossano (CN) dal 6/9/42. Chiese la grazia, ma gli venne negata e tornò in libertà il 4/8/43. [O]


Soverini Orialdo, «Quarto»

da Giulio e Imelde Aldrovandi; n. il 23/1/1921 a Budrio; ivi residente nel 1943. Licenza elementare. Mezzadro. Prestò servizio militare a Pisa dal 27/10/41 all'8/9/43. Nell'autunno 1943 fece servizio di guardiafili del telegrafo nel suo Comune, armato di fucile da caccia. Cessò quando i partigiani glielo requisirono. Si avvicinò alla Resistenza e cominciò affiggendo manifestini ai muri della case di Budrio. Quindi entrò a far parte dei gruppi armati che confluiranno nella 2ª brg Paolo Garibaldi. Per tutta l'estate prese parte alla lotta nelle aie contadine, per impedire la requisizione del raccolto di grano e del bestiame bovino. Nell'autunno divenne comandante del btg Pasquali della 4ª brg Venturoli Garibaldi e guidò i suoi uomini in numerose azioni a difesa delle manifestazioni popolari indette in previsione di quella che si riteneva l'imminente insurrezione popolare. Nonostante che la zona di Budrio si trovasse nelle immediate retrovie del fronte e che in essa fossero dislocate ingenti forze tedesche, il suo btg operò per tutto l'inverno e la primavera. Riconosciuto partigiano dall'1/11/43 alla Liberazione. Testimonianza in RB3. [O]




Torreggiani Adalgisa, «Gigina»

da Gualtiero e Clementa Di Gatti; n. il 20/12/1898 a Budrio. Nel 1943 residente a Bologna. Terza elementare. Operaia. Sposata nel 1920 con Ugo Tura*, antifascista socialista, rimase sola con due figlie di 4 e 2 anni quando il marito si tolse la vita in carcere nel 1923 per sottrarsi alle torture. Si risposò nel 1930 con l'antifascista Cesare Zagato che perse la vita nel 1940 per lo scoppio della polveriera di Marano (Castenaso). Operaia all'Arsenale, entrò in contatto con operai comunisti ed in particolare con Giovanni Bottonelli*, Giacomo Masi*, Rino Pancaldi* ed Enrico Bonazzi*. Nel 1944 si iscrisse al PCI. Militò nella la brg Irma Bandiera Garibaldi. Organizzò il trafugamento e il trasporto di munizioni. La sua abitazione, perquisita tre volte dalle brigate nere, era usata come deposito e luogo di smistamento di munizioni. Riconosciuta partigiana dall' 1/2/44 alla Liberazione. [AR]




Frazzoni Mario

da Giuseppe e Violante Paderni; n. il 7/9/1897 a Budrio. Muratore. Anarchico. Fu più volte percosso dai fascisti. Arrestato nel 1921 venne condannato a 6 mesi di carcere. Emigrò in Francia il 22/10/26. Nel 1935 risiedeva a Parigi. Nel 1936 passò in Spagna per difendere la Repubblica contro l'attacco dei rivoltosi capeggiati dal generale Francisco Franco. Fece parte del Comitato anarchico di Barcellona. Ritornato in Italia nel 1940, venne sottoposto all'ammonizione. [AR]


Stagni Osanna, «Bruna»

da Oreste e Maria Piazzi; n. il 18/11/1925 a Budrio; ivi residente nel 1943. Licenza elementare. Operaia. Militò nel btg Pasquali della 4a brg Venturoli Garibaldi. Riconosciuta partigiana dall'1/6/44 alla Liberazione.


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