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Di Unioni e di contrordini

Durante la commissione del 20 Giugno il sindaco ha reso noti i risultati di un’analisi sulla ipotesi di reinternalizzare il Servizio Personale, attualmente conferito in Terre di Pianura.


il sindaco aveva ipotizzato di uscire dall’Unione anche col servizio del personale, ma i numeri gli hanno detto con chiarezza che quel tipo di scelta non sarebbe stata conveniente.

Mentre lo ascoltavamo spiegare le (buone) ragioni per cui non avrebbe effettivamente fatto quello che aveva pensato di fare (uscire dal servizio), abbiamo avuto un flashback che ci ha riportato indietro nel tempo di qualche mese, quando lo stesso sindaco preannunciò ai consiglieri l’istituzione di una specifica commissione su questo tema. Commissione che poi non ha mai visto la luce. Evidentemente, il sindaco non si è sentito vincolato all’impegno che lui stesso aveva preso, preferendo metterci di fronte ad una decisione già presa piuttosto che affrontare la discussione che avrebbe potuto svolgersi.


Alcuni dettagli di questa vicenda ci lasciano perplessi


a partire dall'aver ipotizzato l’uscita dal servizio dell’ufficio personale, quando dovrebbe essere noto a tutti gli amministratori che questo avrebbe comportato la perdita di tutti i contributi, sia regionali che statali, per tutti i Comuni dell’Unione.

Sarebbe dovuta bastare questa semplice constatazione per evitare di scomodarsi in qualsiasi tipo di analisi, perlomeno fino al momento in cui non fosse stato conferito in Unione uno degli altri servizi fondamentali previsti dalla Legge Regionale, cosa che avrebbe reso possibile il rientro dell’ufficio del personale senza penalizzazioni sul fronte dei contributi.

Lo stesso Statuto dell’Unione prevede quest’obbligo.

Il sindaco invece ha commissionato questa analisi, arrivata in Giunta il 4 giugno, indizio evidente del fatto che o non aveva conoscenza della Legge Regionale oppure che la sua volontà di sfilare l’ufficio personale all’Unione era tanto ferrea quanto irragionevole. Proprio in quei giorni, giravano voci sul fatto che l’uscita dal servizio sarebbe arrivata al voto del consiglio comunale. Abbiamo pensato magari è una provocazione o ha preso un colpo di sole a Cervia.

Poi però dev’essere successo qualcosa, perché l’11 giugno il sindaco viene nominato assessore al servizio personale in Terre di Pianura, e chi mastica un poco di politica sa che un qualche tipo di intesa precedente a quella data, in Unione, deve esserci stata.

Ad ogni buon conto, tutto è bene quel che finisce bene. Fossimo rimasti in Unione con i soli servizi del Suap, della Protezione civile , del SIA e delle gare e contratti, ci saremmo trovati, oltre che senza contributi, ad avere spese generali di funzionamento dell’Unione pari a oltre un terzo dei trasferimenti che il Comune riconosce a Terre di Pianura per lo svolgimento di quei servizi: una opzione prossima alla anti-economicità.


Nel corso dell’intervento del sindaco in Commissione (20 giugno) abbiamo colto sia una certa dose di ipocrisia, quando ha parlato di senso di responsabilità nel non far perdere all’Unione tutti i contributi, sia il reiterarsi del suo antico vizio di giocare allo scaricabarile, quando ha addossato ai sindaci che componevano la giunta precedente dell’Unione colpe non meglio precisate, a metà strada tra l’assenteismo e l’inefficienza.


Nella breve replica, in Commissione, la nostra capogruppo ha detto al sindaco: se spende una giornata per mettere a nudo un problema dell’Unione, allora cerchi di spenderne almeno tre per cercare soluzioni per farla funzionare meglio.


Perché è così che si sta in una Unione, è così che si fa rete tra Comuni, è così che ci si rapporta con le altre comunità del territorio.




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