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Cultura, una serata per fare un passo avanti. Tutti.

La serata che abbiamo organizzato sui temi della cultura insieme all’assessore regionale Massimo Mezzetti, lo scorso lunedì 3 giugno, è lo specchio della situazione che stiamo vivendo a Budrio. Una situazione nient’affatto positiva ma, pur sempre, piena di vitalità, opportunità e idee.


Partiamo dalla fine: le riflessioni conclusive di Massimo Mezzetti sono state una bella boccata di ossigeno per chi si occupa di cultura a Budrio e per chi come noi ama la propria comunità e si impegna, anche dall’opposizione, per migliorarla e farla crescere.


È utile riportare, in particolare, due questioni poste dall’assessore regionale:

- la necessità che la cultura sia pubblica e quindi sostenuta da investimenti pubblici

- il dialogo (fatto di ascolto e quindi di rispetto) tra gli attori coinvolti


Tanti sono i soggetti e i temi che entrano in gioco quando si parla di cultura: luoghi e persone, identità e contaminazione, storia e futuro, economia e volontariato, qualità e investimenti, conoscenza e costruzione di comunità.


Lunedì sera abbiamo provato di toccare tutti questi temi, scattando una fotografia locale e arrivando a parlare di orizzonti regionali e di perplessità e preoccupazione per la piega che sta prendendo la politica nazionale.


Fortunatamente, nella riflessione che ha caratterizzato la serata, è stato limitato e contenuto il “lamento ombelicale” di chi pretende supporto e risorse senza mettersi in gioco e senza porsi mai domande su come creare nuovi modelli culturali. Questo approccio esiste sempre, a tutti i livelli, ed è normale e fisiologico che ci sia.

Ma la capacità di una politica culturale lungimirante dovrebbe essere proprio quella di alzare lo sguardo dagli orticelli e dagli interessi di bottega, per darsi un orizzonte diverso, più coinvolgente, sfidante, innovativo, finanche dirompente.


Perché è questo il ruolo della cultura: far pensare, far crescere e aprire le menti, stando insieme, uscendo di casa e non rinchiudendosi.

Deludente, a nostro avviso, è stato il contributo dell’assessore comunale alla cultura Gualtiero Via che ha soprattutto cercato di difendere la scelta della chiusura del Teatro, nonostante tutti i dati e i fatti oggettivi depongano a sfavore di una scelta che per noi rimane insensata, accompagnata da dichiarazioni smentite dalle carte dello stesso Comune. Una scelta che poteva essere evitata in molti modi, tra cui la partecipazione a un bando regionale che avrebbe garantito la metà delle risorse necessarie ai lavori di ammodernamento. Le risorse invece, nei prossimi anni, saranno garantite interamente dal Comune (questo dichiarano gli amministratori pro tempore del Comune), al netto della raccolta fondi di un comitato che si è costituito recentemente.

La serata ci dice chiaramente che la chiusura del Consorziale è una ferita ancora aperta nella comunità budriese, difficile da rimarginare e ancora da spiegare nelle sue motivazioni vere e profonde.

L’assessore Via ha poi rappresentato positivamente l’attuale situazione delle politiche culturali budriesi rivendicando il fatto di essere riuscito a tenere in funzione e aperti la biblioteca e i musei. Un po’ pochino – da qui la nostra delusione – per una persona colta come lui e, soprattutto, per una compagine civica che avrebbe dovuto cambiare tutto, spazzando via il potere ammuffito di “chi c’era prima”.


Il tema che è stato trasversale in molti interventi della serata è stato quello della forte divisione politica in seno alla comunità e della necessità che, almeno sui temi culturali, possa esserci una convergenza, un’unità di intenti o anche una sorta di patto per la cultura.

Chi pone questo tema è mosso da una preoccupazione sincera per il clima che – non da oggi ma almeno dal 2010-2011 – si respira in paese. Inoltre, chi manifesta questa preoccupazione ha pochi luoghi di confronto per poterlo fare, vista la completa inerzia della maggioranza che amministra il Comune e della Giunta Comunale nel promuovere momenti di riflessione, che al contrario noi ci ostiniamo a proporre.

Con molta trasparenza diciamo che ci siamo, come ci siamo sempre stati: siamo a disposizione e lo abbiamo dimostrato come Budrio Più in questi due anni con iniziative, incontri, organizzazione di serate di qualità, supporto organizzativo e di idee a grandi eventi.

Ma con altrettanta trasparenza diciamo che chi deve fare il primo passo in questo senso è l’amministrazione, come ha detto benissimo l’assessore Mezzetti: “chi ha il manico in mano ha la responsabilità di aprire una stagione nuova per il bene della comunità; non si può chiederlo all’opposizione”.


Ci aspettiamo un passo in questa direzione, magari togliendo di mezzo gli ostacoli che fino a oggi hanno frenato qualsiasi tipo di dialogo costruttivo. Oltre a scrollarsi di dosso l’arroganza di chi vincendo un’elezione (che appare sempre più un grande abbaglio) continua a considerare l’opposizione come rancorosa – quasi chiedendone il silenzio in virtù di quel risultato delle urne – l’amministrazione dovrebbe prima di tutto partire da una cosa concreta: correggere profondamente la convenzione con Proloco. Del resto, è ciò che ha sancito recentemente il Consiglio Comunale in un voto storico per Budrio, in cui la maggioranza è andata sotto su una mozione, circostanziata e politicamente molto significativa proposta dalla minoranza. Non è un mistero per nessuno che la relazione (a volte non del tutto chiara) tra Comune e Proloco di Budrio abbia fatto storcere il naso a tanti che si impegnano al di fuori di quel particolare rapporto privilegiato.


Aspettiamo questi passi in avanti da parte dell’amministrazione e da parte di chi da almeno 8 anni ha puntato tutto sulla denigrazione dell’avversario e sulla divisione della comunità.

Diversamente, gli interventi dell’assessore Via alle nostre assemblee risulteranno sempre più inutili passerelle e, soprattutto, l’aspettativa di chi chiede unità di intenti e un patto sulla cultura sarà nuovamente tradita e ci troveremo in nuove occasioni – sempre promosse da noi – a spiegare che il clima da “Montecchi e Capuleti” non è colpa del destino cinico e baro, ma ha responsabili ben precisi.


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